
Gli amici del bar Margherita, a Bologna, giocano a biliardo, cercano di sbarcare il lunario, ci provano con le ragazze, talvolta si innamorano, organizzano scherzi, perdono tempo tra un caffè e una partita di calcio alla radio. Insomma, vivono un’esistenza normale, come molti uomini la vivevano nel dopoguerra (il film è ambientato nel ‘54) e la vivono ancora oggi.
Un film così, tipicamente “avatiano”: carino, simpatico, a tratti divertente, ma niente di più. Alcune ingenuità di troppo (il banalissimo ralenti finale, una ricostruzione storica piuttosto sciatta, dal punto di vista sia estetico sia contenutistico) e una sceneggiatura non brillantissima (si tratta in fin dei conti di un insieme di storielle non particolarmente memorabili e spesso prevedibili) deludono chi si aspettava da un simile cast (Abatantuono, Chiatti, De Luigi, Marcorè, Lo Cascio) un film corale in grande stile.
Dopo il decisamente migliore Il papà di Giovanna, Pupi Avati fa un passo indietro con un’opera che tenta invano di rinverdire i fasti di Amarcord e Amici miei.
Solo pochi grandissimi registi (Woody Allen, Clint Eastwood) riescono a fare un film all’anno e a farlo davvero bene: forse il cineasta bolognese dovrebbe prendersi un po’ più di tempo per limare al meglio ogni fase della realizzazione dei suoi film.
Alberto Gallo
non che mi abbia mai ispirato più di tanto.. già il trailer lascia intravedere una banalità disarmante -__- .. ma dopo questa tua esauriente recensione credo proprio che ci sia poco da sperare..
ps. complimenti per il blog ^^! avrei uno scambio di link da proporti con i miei due blog, mi farebbe davvero piacere!! ti lascio i link:
http://guidagalatticaperautostoppisti.blogspot.com/
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fammi sapere
grazie, li guarderò al più presto!
alberto
Posso dire che mi è piaciuto più questo del pretenzioso “il papà di Giovanna”?..ma si lo dico..la dove quel film voleva emozionare a tutti i costi risultando semplicemente freddo (almeno per me) qui ci sono si delle semplici storielle banali ma sono ben raccontate, con gusto, ritmo, ironia e nostalgia.
Avati è un grande regista, forse alcune scene possono sembrare banali, ma forse è proprio questo il messaggio: l’esperienza di tutti i giorni è spesso banale.