
Lui (Willem Dafoe) e Lei (Charlotte Gainsbourg) stanno facendo l’amore quando il loro bimbo esce dal lettino, si sporge dalla finestra e precipita in strada. La reazione al lutto dei due coniugi è diametralmente opposta: l’uomo, psicanalista, cerca di perdonarsi razionalizzando gli eventi, la donna crolla in un abisso di dolore. Insieme decidono di andare a vivere in una casa nei boschi dove Lei aveva trascorso l’estate precedente insieme al figlio. Ma qui le cose si complicano, perchè nella baita, metafora della psiche della donna, ogni paura prende forma, trasformando la lotta contro il dolore in una guerra contro la natura e i suoi elementi più irrazionali e terrificanti.
Horror della mente alla maniera di Lynch, Antichrist è un disperato e panteistico inno al corpo, alle piante, agli animali, alle costellazioni, al sesso, alla psiche, a tutto ciò che di vivente c’è al mondo e che si mischia, cambia forma e aspetto, confonde, muore e rinasce in un circolo vizioso di dolore e perdizione. La vicenda non ha uno sviluppo lineare e razionale, difficile trovare un prima, un dopo e soprattutto un perchè in questi 100 minuti di pellicola: come in una mente malata tutto accade senza una vera spiegazione. Immagini crude di natura matrigna si alternano ad altre di struggente bellezza, il bosco succhia la vita agli uomini che la perdono, antiche leggende diventano realtà: è la Donna a condurre il gioco. La Donna che partorisce (madre) e che dà la morte ai suoi figli (strega): difficile pensare a un film più misogino nella storia recente della settima arte. Il senso di colpa conduce a una violenza portata agli eccessi in un finale che ricorda i macelli di Saw e Hostel. Per poi tornare, negli ultimissimi minuti di pellicola, a toni più elegiaci e contemplativi: Lui, sfuggito al massacro, vede il bosco popolarsi come per incanto di una schiera infinita di donne di ogni età. Non sappiamo cosa gli faranno, possiamo solo immaginarlo.
Difficile, se non impossibile, esprimere un giudizio oggettivo sull’ultima, contestatissima fatica del maestro danese Lars von Trier. Come ogni sua pellicola Antichrist fa dell’eccesso e della provocazione il suo punto di forza, esasperando e disgustando lo spettatore ma anche lusingando il suo piacere estetico con immagini manieriste di rara bellezza e efficacia – su tutte la scena iniziale della morte del bambino, accompagnata dalla struggente Lascia ch’io pianga di Händel.
Un film estremo: prendere o lasciare.
Alberto Gallo