
Ecco le parole che ogni appassionato dei Monty Python e di Terry Gilliam non vorrebbe mai leggere in una recensione che li riguarda: mezza delusione. Esatto. Duole dirlo, ma almeno ci siamo tolti il dente.
Adesso, però, andiamo con ordine.
Parnassus è un film che si potrebbe definire fantasy (ovviamente nell’accezione ampia cui sin dai tempi di Brazil ci ha abituati il regista americano), che mescola in un calderone non sempre perfettamente a fuoco elementi di azione, di dramma amoroso, di tragedia faustiana, di umorismo e di psichedelia. La vicenda, piuttosto confusa, vede come protagonisti un misterioso ragazzo senza memoria trovato impiccato (ma ancora vivo) sotto un ponte di Londra, un santone millenario ridotto in miseria e la sua bellissima figlia adolescente. La serenità di questa combriccola, che porta in giro per il mondo un freak show nel quale, attraverso uno specchio magico, i desideri della gente diventano realtà, è turbata nientemeno che dal diavolo in persona (che ha le fattezze di Tom Waits, nel suo ruolo cinematografico più importante dai tempi di America oggi).
Sarà che le aspettative erano alte (anche se in realtà di questo film, nell’ultimo anno, si è parlato soprattutto per la scomparsa del protagonista Heath Ledger), ma Parnassus non è il capolavoro che in molti ci saremmo aspettati. Anzi, non si avvicina nemmeno lontanamente alle opere migliori di Gilliam – che rimangono il già citato Brazil e L’esercito delle 12 scimmie.
Questo per due motivi, apparentemente contraddittori. Innanzitutto perchè c’è troppa carne al fuoco: in 122 minuti si vede praticamente di tutto, l’azione salta nel tempo e nello spazio senza una direzione precisa, i personaggi vanno e vengono, la vicenda si dipana in una miriade di sottovicende che spesso vengono lasciate in sospeso senza che però si crei una suspence efficace. C’è uno strano odore di caos, di sterile anarchia narrativa e registica in questo film, che rende il tutto poco coinvolgente. C’è poi il discorso estetico: nonostante l’enorme mole di idee presenti in Parnassus l’impressione è che molti elementi siano stati messi lì un po’ a casaccio, senza cura, senza quell’amore per l’aspetto più materiale e artigianale del cinema cui Gilliam ci aveva abituati sin dai tempi del Flying circus. Qui, al contrario, i paesaggi fantastici, i mondi onirici – che dovrebbero essere il punto forte del film – sono freddi e digitali, esteticamente poveri, poco curati. Sebbene le idee certo non manchino, e a volte siano persino geniali (specialmente quelle più beffarde e pythoniane). Ciò che manca, a questa pellicola, è la maniacale e amorosa cura per il dettaglio, elemento che in passato ha fatto la (s)fortuna artistica di Gilliam. Chi ha visto il documentario Lost in La Mancha sa bene a cosa mi riferisco.
Per quanto riguarda la morte di Ledger e il fatto che sia stato sostituito da tre star del calibro di Johnny Depp, Colin Farrell e Jude Law, devo dire che per una volta si è parlato tanto, a livello mediatico, di una cosa interessante e non trascurabile: le tre “controfigure” sono state inserite in modo originale e coerente, non soltanto per il loro nome. Come ha detto lo stesso Gilliam, paradossalmente (e tristemente) la morte del protagonista ha arricchito la pellicola.
Che comunque, per tornare da dove avevamo cominciato, rimane una mezza delusione.
Si parla di un probabile ritorno del regista sullo sventuratissimo set di The man who killed Don Quixote. Non potrà deluderci due volte di seguito.
Alberto Gallo
Visto ieri e non posso che concordare con te. Mezza delusione, film un po’ già visto, un po’ troppo “poco strano” (almeno per come me lo ero immaginato io). Così così, insomma.
eh sì, da gilliam ci si aspetta di più…
alberto
A me il film è sembrato piuttosto noioso ma l’atmosfera surreale/ista lo rendeva piacevole se non coinvolgente. Il punto forte mi sembrava proprio la scenografia (specie la foresta di cartone dietro lo specchio e il tempio di Parnassus). E’ anche vero che non ho visto altri film di Gillian per fare i dovuti confronti. Insomma, il problema mi sembrava proprio la trama, deboluccia e confusionaria, mentre sono d’accordo con te, Alberto, sul fatto che la morte di Heath Ledger non abbia influito negativamente sulla realizzazione del film. Anzi, gli ha fatto un po’ di pubblicità. Tutta la storia per me resta tuttora un mistero. L’unica cosa che ho capito è che tutti si mettevano in gola un tubo d’oro per non morire impiccati. Comunque sembrava di assistere a un sogno (casto) di Tanguy, Dali o Bosch trasposto pedissequamente in cinematografia. Una gioia esclusivamente per gli occhi, la mente era libera di vagare altrove.
A me il film è sembrato piuttosto noioso ma l’atmosfera surreale/ista lo rendeva piacevole se non coinvolgente. Il punto forte mi sembrava proprio la scenografia (specie la foresta di cartone dietro lo specchio e il tempio di Parnassus). E’ anche vero che non ho visto altri film di Gilliam per fare i dovuti confronti. Insomma, il problema mi sembrava proprio la trama, deboluccia e confusionaria, mentre sono d’accordo con te, Alberto, sul fatto che la morte di Heath Ledger non abbia influito negativamente sulla realizzazione del film. Anzi, gli ha fatto un po’ di pubblicità. Tutta la storia per me resta tuttora un mistero. L’unica cosa che ho capito è che tutti si mettevano in gola un tubo d’oro per non morire impiccati. Comunque sembrava di assistere a un sogno (casto) di Tanguy, Dali o Bosch trasposto pedissequamente in cinematografia. Una gioia esclusivamente per gli occhi, la mente era libera di vagare altrove.
Scusa, ho postato il commento due volte. Cancella il primo!
ma no, meglio ribadire!