
John Woo torna a casa nella grande madre Cina e lo fa nel più convenzionale dei modi, con un kolossal multimilionario pieno zeppo di comparse, scene epiche ed effetti speciali ambientato nell’impero celeste del III secolo d.C.
Ma convenzionale, si badi, non è sinonimo di scarso o banale. E’ vero, La battaglia dei tre regni non è una pellicola innovativa nè particolarmente progressista (cinematograficamente parlando), ma si tratta di un filmone estremamente ben fatto, inventivo e coinvolgente quanto basta, i cui luoghi comuni del genere sono ampiamente ricompensati da alcune scene originali e sorprendenti – su tutte quella del furto delle frecce.
Poi si può discutere sull’utilità di alcune trovate (lunghissime e ripetute sequenze che si limitano ad illustrare la potenza dell’esercito cinese di terra e di mare – un messaggio cifrato allo spettatore occidentale?) e sul buon gusto di altre (il volo del piccione viaggiatore), ma il risultato non cambia, e Woo, si può dire, porta a casa il risultato, con un’opera decisamente più sobria ed elegante di quelle cui ci ha abituato il cinema cinese dell’ultimo decennio – da La tigre e il dragone in poi (vedi alla voce wuxiapian).
Nel cast anche l’ottimo Tony Leung, il De Niro cinese, già protagonista di In the mood for love, 2046 e Lussuria.
Alberto Gallo
Tony Leung è straordinario. E poi è troppo affascinante ^^
Comunque a me il film è piaciuto molto, davvero affascinante e coinvolgente.
Cari Alessandra e Alberto, sarà anche stato fatto molto bene, non lo discuto, ma io mi sono addormentato quattro volte. Sarà che ero stanco dopo una giornata di lavoro ma non vedevo l’ora che finisse quella stupida guerra tra cinesi tutti uguali. Che poi una guerra con centinaia di navi stile Iliade venga decisa da un refolo di vento non sta in cielo né in terra. Come il salvataggio di madre e bambino stile touchdown da football americano… ma dai! Un saluto!
addirittura addormentato?!? e pensa che quella uscita in italia è una versione tagliata per il mercato occidentale!
un saluto a te, e un abbraccio,
alberto