THE TOURIST (Usa/Francia 2010)

Avete presente Le vite degli altri, quel film meraviglioso che nel 2007 si aggiudicò l’Oscar come migliore pellicola straniera, diretto, come questo The tourist, dal tedesco Florian Henckel von Donnersmarck? Ce l’avete presente? Ecco, dimenticatelo. Perché tra i due film non c’è assolutamente niente da spartire, nè dal punto di vista tematico nè soprattutto sotto l’aspetto qualitativo. Il primo era un capolavoro, il secondo è una cosa pietosa.
Ma andiamo con ordine.
La vicenda. Aggettivi come “improbabile”, “involontariamente ridicolo”, “prevedibile” e “patetico” restituiscono solo in parte la totale sciatteria di questo pseudothriller di ambientazione veneziana, tipico prodotto da film commission in cui le vedute (bellissime, per carità) della Laguna, degli alberghi di lusso e di Piazza San Marco contano ben più della coerenza del racconto. La femme fatale Elise è innamorata di un ladro multimilionario inseguito dalle polizie di tutto il mondo. Frank è un goffo turista americano coinvolto dalla donna nei suoi intrighi per depistare investigatori e mafiosi russi assetati di vendetta. Inseguimenti, sparatorie, colpi di scena telefonati… insomma, tutto ciò che ci si potrebbe aspettare da una pallida imitazione dello stile hitchcockiano più leggero, condita da una colonna sonora che sembra rubata a un film sentimentale da pomeriggio estivo di Canale5. Un prodotto più turistico che cinematografico, all’incirca dalle parti di The international.
Il cast. I protagonisti Angelina Jolie e Johnny Depp riescono nell’impresa di incappare entrambi nell’interpretazione peggiore della loro carriera: lei si preoccupa di mettere in mostra più le sue labbra a canotto che le sue presunte abilità espressive, lui sembra uno qualunque capitato lì per caso e intento a imitare le faccette del pirata dei caraibi Jack Sparrow. Un disastro, ma niente in confronto all’imbarazzante comparsata di – rullo di tamburi – Christian De Sica, che non si capisce se voglia fare il verso a suo padre o piuttosto a Marlon Brando nel Padrino. Ruoli di contorno per il bravo Paul Bettany, Timothy Dalton e i nostri Alessio Boni, Raoul Bova, Neri Marcorè e Nino Frassica, quest’ultimo lanciatissimo dopo la meravigliosa prova nel meraviglioso Somewhere.
Il doppiaggio. Penoso, pietoso, ridicolo… fate voi, per me è uguale. Ma voglio dire, ci va una bella faccia tosta per doppiare un film in cui abbondano i misunderstanding tra italiani e stranieri e in cui il protagonista, per fingere di essere ciò che non è, modifica il suo accento da inglese a americano. Un’enorme faccia tosta. È sempre il solito discorso di Miracolo a Sant’Anna: gente che nella versione originale del film parla una Babele di lingue straniere e che in quella doppiata si esprime sempre nella stessa lingua. Doppiare questo genere di film significa, in generale, rendere un pessimo servizio all’arte cinematografica e, in particolare, affondare definitivamente un’opera già di per sè disastrosa. Ma evidentemente il nostro povero e ignorante Paese non è ancora pronto a sentir parlare troppe lingue straniere.
Un film di rara bruttezza sotto ogni punto di vista.
Alberto Gallo
speravo che Inglorious Basterds avesse creato un valido precedente come valore aggiunto della pluralità di lingue, ma niente. di nuovo.
ottimista..
(per non parlare del “padrino”..)
alberto
sottoscrivo parola per parola per parola per parola.
Per servirLa.
Io sono d’accordo senza aver visto il film, fai te.
ahaha, bene, sono soldi ben risparmiati!
E’ vero, un film di rara bruttezza. Il capitano Jack Sparrow non lo avrebbe interpretato…
E’ un film che non lascia traccia. Infatti a stento ricordo qualcosa.
Ciao Sandro
giusto giusto le labbra di angelina jolie..
alberto
E’ così.
Alla prossima
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[...] che è riuscito a passare dal capolavoro (Le vite degli altri) alla schifezza pietosa (The tourist) nel giro di un solo film, ma la differenza – non tanto qualitativa quanto piuttosto di stile [...]