KURENAI NO BUTA (Giappone 1992)

Sì sì sì! Esattamente come me lo aspettavo e come lo attendevo da anni: divertente, ironico, profondo, commovente, imprevedibile… in una parola Miyazaki!
Storia di un maiale (un tempo umano) che è un asso del volo nell’Italia fascista – luogo un po’ reale e un po’ immaginario dove i pirati dell’aria sono più temibili dell’esercito e dove gli idrovolanti, più che macchine, sono poesia – Porco Rosso, uscito originariamente nel 1992 ma solo ora proiettato sugli schermi nostrani, è un vero capolavoro di inventiva, uno dei cartoni animati più belli che mi sia mai capitato di vedere: all’apparenza scanzonato e assurdo (un maiale antropomorfo che vola e di cui tutte si innamorano??), si tratta invece di un’opera capace di scavare a fondo, ma con leggerezza, nei temi della diversità, dell’amicizia, dell’amore, della guerra e persino della politica. Senza dipingere la solita Italia da cartolina, il maestro giapponese riesce a restituire il credibile affresco di un Paese in crisi ma pieno di gioia e speranza, dove tutti sono un po’ matti e cattivelli ma in fondo capaci di farsi conquistare dalla logica ingenua di una ragazzina. Antimilitarista (una delle scene più belle è quella in cui, durante la prima guerra mondiale, uno stormo di aerei abbattuti si dirige con agghiacciante passività verso l’oltretomba), Porco Rosso antepone ai valori della guerra quelli della cavalleria e dell’onore, dello scontro magari futile e pericoloso ma in cui le regole della correttezza vengono prima di ogni cosa. Spassosissimo, in questo senso, il duello aereo tra il protagonista e l’americano Curtis, durante il quale le mitragliatrici si inceppano e i due sono costretti a lanciarsi da un aereo all’altro improbabili oggetti contundenti.
E poi c’è lui, il Porco! Uno dei personaggi più cool e adorabili della storia del cartone animato, sorta di irresistibile incrocio tra l’Humphrey Bogart di Casablanca e Philip Seymour Hoffman, latin lover dal cuore d’oro e solitario poeta dei cieli. Decisamente il personaggio più figo di Miyazaki insieme a Totoro.
Ecco, a proposito di Totoro: è ammirevole il modo in cui il regista giapponese riesca a creare opere sempre così simili eppure così differenti tra loro. Tutte incredibilmente riconoscibili e autoriali, le pellicole di Miyazaki riescono a dire cose sempre diverse, in modo diverso e a un pubblico diverso. Non starò qui a fare l’elenco delle affinità/divergenze tra Porco Rosso, La città incantata e Princess Mononoke, ma pensateci: la poetica di questo regista, fatta di pacifismo, ecologismo e tenerezza, capace di spaziare nello spazio (dal Giappone all’Italia), nel tempo (dal medioevo ai giorni nostri) e nei generi (dal dramma storico alla commedia per bambini), ma sempre con estrema coerenza, è qualcosa di davvero unico, nella storia del cinema.
E comunque, per chiudere in bellezza, ricordatevi sempre che “è meglio essere un maiale, piuttosto che un fascista”!
Alberto Gallo
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