il festival di cannes e il cinema italiano

lavoratori???

Italia, Italia… che gran bel Paese!
Italia, Italia… che povero e insignificante Paese!
Ieri, nonostante il Cavaliere non sia più al governo da ormai quasi un anno, il nostro orgoglio nazionale ha subìto altri due – gli ennesimi – colpi mortali: l’esclusione dall’organizzazione degli Europei di calcio del 2012, assegnati a Nazioni ben più evolute quali Polonia e Ucraina, e l’esclusione dal novero dei film in concorso al prossimo Festival di Cannes.

Calcio e cinema, ovvero due tra le poche cose in cui l’Italia è davvero riuscita ad eccellere nel XX secolo (be’, anche un po’ nel XXI), ci hanno riservato questa volte due cocenti delusioni.

Lasciamo da parte il cosiddetto gioco più bello del mondo, di cui certamente si occuperà qualcun altro in qualche altro blog, e concentriamoci sulla settima arte.

Innanzitutto sgombriamo il campo da equivoci: chi scrive ama infinitamente il cinema italiano, che, come si diceva prima, è uno dei massimi orgogli del nostro povero e disastrato Paese. Fellini, Antonioni, Visconti, De Sica, Bertolucci, Mastroianni, Volontè, Gassman, ma anche Rota, Morricone, Di Palma, Storaro e Ferretti sono nomi imprescindibili che hanno segnato in profondità la storia della settima arte: l’Italia ha contribuito in maniera determinante – tanto quanto Germania, Francia, Giappone e Stati Uniti – all’esistenza e all’affermazione del Grande Cinema Mondiale.

E questo è un fatto.

Così come è un fatto che da lunghi, lunghissimi anni, la terra di Dante non è più in grado di proporre con continuità una cinematografia di alto livello, come facilmente e scientificamente dimostrabile attraverso l’analisi del box office italiano.

Stagione 2006-2007 (dunque classifica provvisoria, ma è difficile che in uno o due mesi la situazione cambi significativamente): i film nostrani nella top 50 dei più visti rispondono al nome di Natale a New York, Manuale d’amore 2, Ho voglia di te, Commediasexi, Olè e chi più ne ha più ne metta. Superfluo commentare il livello qualitativo di tali… cose. Tra i film più o meno d’autore troviamo invece, in top 100, La cena per farli conoscere, La sconosciuta, Nuovomondo, Le rose del deserto, Centochiodi e L’amico di famiglia.
Di capolavori, avrete capito – o quantomeno di film che si ricorderanno nel tempo – nemmeno l’ombra, nonostante L’amico di famiglia e Nuovomondo ci siano piaciuti e Le rose del deserto e Centochiodi brilleranno forse di luce riflessa nei testi di storia del cinema a venire.

C’è comunque chi parla, dati alla mano, di rinascita del nostro cinema: «Siamo come la Fiat, ci siamo ripresi!», ha affermato tutto contento Carlo Verdone, un tempo grande comico e discreto regista, oggi patetico (e furbo) arraffasoldi dominatore incontrastato del box office grazie a film (Il mio miglior nemico, Manuale d’amore 2) che definire mediocri è un eufemismo. Eppure non ha tutti i torti: erano anni, secondo le statistiche, che il cinema nostrano non andava così bene.

Non stupitevi, in ciò non c’è nessuna contraddizione: come Mtv e, più in generale, il mondo della musica pop hanno capito ormai da tempo, il cinema italiano è finalmente giunto alla conclusione che – salvo rare eccezioni – la qualità non vende e che, al contrario, più un film è stupido e/o volgare più è probabile che abbia successo.

È un male? Non è un male? Impossibile dirlo. Dopotutto il cinema, da noi come in tutto il mondo, è semplicemente un’industria il cui scopo è quello di intrattenere a pagamento lo spettatore, ricoprendolo, se possibile, di gadget e pop corn. Se poi il festival di Cannes non si ricorda di noi, be’, è solo quello che gli americani chiamerebbero un “effetto collaterale”. Godiamoci, dunque, le ultime fatiche di Scamarcio e Muccino (Silvio o Gabriele, fate voi) e per favore non pensiamoci più.

Alberto Gallo

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2 thoughts on “il festival di cannes e il cinema italiano

  1. Che Cannnes non si ricordi di noi può anche lasciarci indifferenti…
    Che il cinema italiano non sia in grado di produrre pellicole di qulità, no.
    E’ purtroppo ovvio che i film più visti siano pellicole “di cassetta”, dallo scarso valore artistico ma un sistema valido dovrebbe essere in grado di garantire lo spazio anche a quei film che non hanno alcun valore commericale ma garantiscono un livello qaulitativo elevato.
    D’altronde molti degl’autori da te citati come giusti maestri del nostro cinema, all’epoca della loro uscita, non riscuptevano un successo clamoroso. Erano allora come oggi, pellicole di nicchia
    Ben vengano gli Scamarcio e i Muccino (???) se il loro successo corrispondesse alla crescita, grazie anche ai loro incassi, del sistema cinema Itlia…
    Finchè così non sarà toccherà a noi, che scriviamo di cinema, far capire come e perchè il cinema è ARTE.

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