number 23

locandina number 23

L’ultima fatica di Joel Schumacher – noto al grande pubblico per aver diretto i due peggiori episodi della saga di Batman nonché uno dei film più brutti interpretati da Robert De Niro (Flawless), ma anche alcune opere interessanti come Un giorno di ordinaria follia e In linea con l’assassino – è un coacervo di difetti: pretenzioso, kitsch, confuso, inconcludente ma soprattutto ridicolo come l’ossessione che descrive.

Walter Sparrow (Jim Carrey, comunque sempre convincente), modesto accalappiacani, si imbatte per caso in un romanzo di serie z che vede come protagonista un investigatore privato (figura che nel cinema non s’è mai vista) perseguitato dal numero 23. Procedendo nella lettura Sparrow si accorge degli incredibili parallelismi tra la sua vita e quella del protagonista del libro, tanto che anch’egli comincia a nutrire una pericolosa ossessione per il numero in questione: a che età ha conosciuto la moglie? A che civico si trova la sua abitazione? Che giorno è nato? La risposta, avrete capito, è sempre la stessa: 23. Fin qui tutto bene: ci troviamo di fronte a un thriller psicologico, magari non geniale ma nemmeno orribile, il cui protagonista ha una fissa che lo porterà probabilmente a fare qualcosa di interessante come sgozzare la moglie o scendere nudo in strada urlando di essere la reincarnazione di Gesù Cristo.

Niente di tutto ciò, purtroppo.

Già, perché dopo circa un’ora di film entra in scena l’elemento che rovina la stragrande maggioranza dei thriller e degli horror non diretti da quei pochi maestri che li sanno girare: la spiegazione razionale. E tutto si trasforma nel più banale dei noir, con tanto di ragazza (figa e dai costumi decisamente facili) morta, innocente incastrato e vecchietto che custodisce un segreto importantissimo ma che ahinoi muore proprio sul più bello.

Il finale, con tanto di spiegazione rivelatrice e catarsi buonista, è poco plausibile e involontariamente comico.

Ora che la stroncatura è completa, però, sento il dovere di esprimere il mio apprezzamento per due elementi di questo film che non fanno poi così schifo: 1) c’è molta ironia. L’ossessione che colpisce Mr. Sparrow è troppo stupida per essere presa completamente sul serio. Il primo piano sul cane quasi investito ne è prova evidente; 2) nelle mani di un altro regista la sbilenca sceneggiatura di Number 23 sarebbe probabilmente diventata un film ben più convenzionale. Il buon Schumacher, insomma, ha quantomeno tentato di fare qualcosa di un po’ diverso. E in un certo senso c’è riuscito.

Alberto Gallo

Annunci

One thought on “number 23

  1. Che poi per dire quelle quattro vaccate – in altre circostanze condivisibili – c’era veramente bisogno di costruire tutto sto incasinamento di serie C?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...