tff, ww, 1408 ecc. ovvero: buttarsi in un cinema con una pietra al collo

l’amico americano

Parlare dei cinque film che ho visto a Torino durante questo breve e freddo e piovoso weekend non è facile. Non è nemmeno difficile. È superfluo. È banale, inutile. Più del solito. Generalmente c’è sempre qualcosa che rimane, qualcosa di bello brutto divertente assurdo inguardabile triste memorabile o cosa. Comunque qualche elemento vagamente cinematografico che permane nella memoria o quantomeno quando ci si trova con cinque o sei euro in meno nel portafogli. Stavolta invece la sensazione è piuttosto quella di essersi chiusi in un cinema con la pietra al collo di cui sopra o quantomeno con qualcosa di simile utile per affondare nella luce proiettata senza imparare nè godere ma per dimenticare. Dimenticare di trovarsi nel bel mezzo del primo weekend di solitario ritorno. Tornare a casa, tornare a cosa? A niente, stavolta. Un cinema non è un buon motivo per tornare. Gli amici, certo, la famiglia, heimat… tutte cose che amo ma che possono fare a meno di me. Tutti possono fare a meno di tutti. Ecco, la mia heimat. La sensazione è un po’ quella: non mi innamorerò mai più. No, non ho di queste velleità, o almeno non le avrò, già lo so, è così, la vita non è un film e comunque anche nei film i buoni propositi. Ma la sensazione rimane lì, aperta e disponibile: il freddo c’è, la neve quasi, la solitudine, il vecchio e il nuovo, la disillusione, l’Arte, l’arte, il jazz, l’irrisolto e doloroso conflitto tra il restare e il tornare. Ed eccoci di nuovo: tornare a cosa? Nulla che ti aspetti, nulla che possa rimanere deluso da una tua assenza. Il Torino Film Festival, poi, neanche a dirlo: la solita inutile calca infuriata, il direttore che passa distrattamente tra la folla (è più alto di quanto non credessi), qualche genio qua e là, un film decisamente carino, un po’ di noia mortale, qualcosa di interessante.
Ma andiamo con ordine.
La pietra al collo o quella cosa lì che ti fa affondare nell’assenza di pensiero, chiamalo amore, chiamalo venti righe e passa di domande senza risposta, me la sono appesa venerdì sera. Tre amici mi hanno scortato, anche loro portavano chi più chi meno la loro pietra al collo, forse non così evidente ma chissà. 1408. Bello. La paura è una sensazione che sa portarti giù come nessun’altra. Quando poi è metafisica e inspiegabile il piacere aumenta. Dopo mezz’ora di pellicola la claustrofobia è tale da instillarti un incredibile desiderio di fuga. Poi subentra la curiosità, infine un totale senso di impotenza. Il kitsch è spesso sfiorato, il finale è inutile, ma il fascino del film rimane indiscutibile. Non ai livelli di Shining, nemmeno di Stand by me, ma poco ci manca. Esco, è notte, e l’aria di Torino mi commuove. Una città così estesa, notturna, piena di spleen e opportunità. Dormo solo nel mio letto, il mio, il mio, il mattino dopo Summer in the city. I titoli di testa e una scritta che fa ben sperare: Dedicato ai Kinks. I Kinks sono parte della mia vita, compagni di strada, il sorriso beffardo di Ray Davies: Grazie dei giorni, quei giorni infiniti, quei giorni sacri che mi hai dato, giorni che ricorderò per tutta la vita. Purtroppo non potrò ringraziare altrettanto Wim Wenders per questo polpettone manierista. Noioso è una parolaccia quando si parla di questo regista? Sì, lo è, è quanto di più volgare si possa dire in simili frangenti. Ciononostante. Poi è la volta di The Savages, triste commedia americana decisamente riuscita per quanto semplice che ricorda Little Miss Sunshine e Sideways. Quindi pioggia, una piccola corsa, la coda mi impedisce di vedere Volti. Documentario su Wim Wenders. Elegante, interessante, sembra girato dal regista stesso. Peccato che si fermi all’Amico americano e peccato che si vedano più (ex) fidanzate che metri di pellicola. Ma alla fine, dopo gli applausi di rito, Lui spunta in sala e risponde laconicamente a qualche banale domanda. Vale il prezzo del biglietto. Tutto ciò quando venerdì pomeriggio in preda a Noia e Nausea mi ero visto in dvd il trascurabile Quadrophenia, che non restituisce nemmeno un decimo del fascino del disco.
E poi la gente. Che si affolla nei negozi già in preda a smanie d’acquisto natalizie, gente che si laurea, che si lascia, che non ha più voglia, che parte, che resta e non vorrebbe, gente che sbuffa, gente che ancora si ama e speriamo a lungo, gente che promette e promette e promette. Gente che conosco da vent’anni, gente che conosco da quasi venticinque anni, gente che conosco da un paio d’anni, gente che non ho visto.
Tutto ciò per dire ai miei 3.546 contatti e 30 lettori che non parlerò più di cinema, almeno non in queste pagine. Dopo Ratatouille non avrebbe senso.

Alberto Gallo

Annunci

9 thoughts on “tff, ww, 1408 ecc. ovvero: buttarsi in un cinema con una pietra al collo

  1. Quando in questo blog si ricomincerà a parlare di cinema? Perché non apri il tuo terzo blog CuoriSpezzatiCheNonHannoLaDecenzaDiNonFarSapereATuttiCheHannoIlCuoreSpezzatoEVanno AlCinemaAVedereFilmMaNonSiConcentranoSulFilm MaCiScrivonoLoStesso UnPostSulBlog(DiCinema).wordpress.com” ?

  2. L’ellisse di un grido va di monte in monte, diceva il poeta…VOGLIO CONTINUARE A LEGGERE LE TUE RECENSIONI!! VOGLIO CONTINUARE A LEGGERE I TUOI COMMENTI!! VOGLIO CONTINUARE A LEGGERE LE TUE STRONCATURE…e plaudire (quasi sempre) o incazzarmi (quasi mai)!!
    Poi semmai ci iscriveremo alla nuova versione dell’amato Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band…anzi, ne faremo una versione riveduta e corretta: The John Cameo Broken Hearts Blues Band…te gusta?
    Un cinque amico mio!

  3. Le pietre al collo fanno parte dei giochi: affondare, riafforare… il flusso è bellezza, se solo si riesce a guardarlo con gli occhi degli dei (o dei registi). Torna a casa, scrivi ancora.

  4. Premesso che l’attacco fa schifo, volevo segnalarti alcuni film da vedere nel prossimo weekend:
    – Love Story
    – Cronaca di un amore
    – Il dottor Zivago
    – Eternal Sunshine of the spotless mind
    L’importante, ora che sei nella fase dell’autoflagellamento, è non abusare troppo di spritz (“ci annegano in quella merda rossa questi alcolizzati di merda”, ricordi?)
    Il terzo commento a questo tuo ultimo post è saggio. Tranne che nell’ultima frase. Sul “torna a casa” l’intera comunità padovana è concorde, non altrettanto sullo “scrivi ancora”.
    Cmq a nuttata passa, garantisco. E’ incredibile, ma è così. Il brutto è quando ti rendi conto di aver superato le tue Indie. Che film è?

  5. per scazzuffi: il tuo commento si… commenta da solo;
    per umberto: sei un amico, e non solo per la nostra comune militanza nel club dei cuori solitari del sergente pepper;
    per nina goes to hollywood: è vero, il tuo commento è saggio;
    per rigoni the mousewheel: signore, lei mi confonde!
    per ankon dorica ecc…: lo so che questo è il tuo modo di esprimere affetto, dunque grazie. se mi dici che ‘a nuttata passerà mi fido. il film è per un pugno di dollari 😉

  6. Resisti.

    Come diceva non mi ricordo più chi: “Le delusioni d’amore passano. A meno che non ti chiami Giacomo Leopardi”.

    Io mi sono buttato nell’ordine nel whisky, nelle feste, in qualisasi cosa non mi facesse pensare alla mia heimat e due giorni fa mi stavo buttando (ma non per scelta!) contro una macchina sbronzo come poche volte in vita mia.

    Complice un messaggino simpatico arrivato giusto il giorno prima, di quelli che ti stendono e che ti fanno capire che sì, le cose finiscono anche se ti sforzi in tutti i modi di non vedere sperando che le cose, un giorno, possano ancora tornare come prima.

    Sterza e riprendi il controllo. Prendi una strada e percorrila, e vedi dove ti porta. Poi dove vuoi andare davvero lo capirai nel viaggio.

    Se ti va un caffè per strada, chiama!

    Gig.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...