l’assassinio di jesse james per mano del codardo robert ford

locandina l'assassinio di jesse james

L’assassinio di Jesse James è un film intelligente. Per due motivi.

Innanzitutto perché, come promette il titolo, non si tratta di una semplice biografia del celebre bandito americano, bensì di una cronaca degli ultimi mesi della sua breve esistenza e degli avvenimenti che lo portarono a una morte prematura. Scelta non facile e non banale, dal momento che vengono messi da parte tutti gli episodi più celebri ed esaltanti della “carriera” del Nostro, quelli che lo portarono a diventare un vero e proprio mito vivente, a favore di un finale di vita quantomai tragico e malinconico (unica eccezione la rapina al treno che apre la pellicola). L’atmosfera che si respira in questo film riconduce la memoria, mutatis mutandis, al western crepuscolare per eccellenza, Gli spietati di Clint Eastwood.

Il secondo merito di questo film, che si ricollega al primo, è il modo in cui il mito di Jesse James viene affrontato. Il termine “obiettività” è forse fuori luogo, ma è un fatto che la figura del bandito (interpretato in modo convincente da Brad Pitt) emerga da questo film in maniera quantomai sfaccettata e demitizzata, pur mancando una vera e propria condanna morale e moralistica di un uomo che in fin dei conti fu poco più che un assassino. Jesse James viene dunque descritto come un eroe popolare e come un paranoico, come un idealista e come un freddo calcolatore, come un superuomo e come un malato cronico. Siamo ben lontani da quelle figure di eroi senza macchia imposte per decenni da certo cinema americano (western ma non solo): qui ci troviamo piuttosto dalle parti di Leone, o di Peckinpah o, ancora, di Clint Eastwood. Lo stesso discorso vale anche per l’altro protagonista del film, quel “codardo” Robert Ford (interpretato, ancora in maniera convincente, da Casey Affleck) che sparò alle spalle del suo mito Jesse James ed ebbe a pentirsene per tutta la vita. Di eroi, in questo film, proprio non v’è traccia.

Ad essere meno convincente è invece l’approccio gangsteristico che il film applica a certi aspetti della figura del Nostro. Pensateci bene: in fin dei conti L’assassinio di Jesse James non è un western (né forse vuole esserlo, d’altronde), bensì un film di mafia, con tutti i luoghi comuni del caso. James è un boss della malavita. Come i mafiosi degli anni ’30 (cfr. Scarface e C’era una volta in America) si guadagna da vivere con rapine a mano armata. Come loro è ipocritamente adulato da tutti. Come loro ha in mano un potere che è direttamente proporzionale alla sua crudeltà. E come loro si scava la fossa da solo con un atteggiamento via via sempre più cinico e paranoico che finisce per isolarlo (cfr. Il padrino parte II) e infine per ucciderlo. Nulla in contrario ai gangster movie (anzi, i titoli sopra citati sono indubbiamente dei capolavori), ma come sempre accade quando ci si trova di fronte a schemi narrativi prestabiliti a venire meno è l’imprevedibilità del plot.

Per quanto riguarda l’aspetto estetico della pellicola il giudizio non può che essere positivo: regia e fotografia sono sobrie ed eleganti, spettacolari le scenografie. Si tratta di un film da vedere assolutamente al cinema. Impossibile non citare, infine, le musiche del grande Nick Cave, che appare in un cameo nella parte di un menestrello alla Woody Guthrie intento a strimpellare le disavventure del codardo Robert Ford.

Alberto Gallo

Annunci

One thought on “l’assassinio di jesse james per mano del codardo robert ford

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...