i love michel

ScienceOfSleep

Eccomi di nuovo a confessare il mio amore per un uomo. Ehm, detto così potrebbe suonare male. Eppure sì, dopo Woody Allen – che, come potete leggere qui sotto, con la sua ultima fatica non ha affatto deluso, sebbene non esaltato – non posso far altro che riconoscere, lacrime agli occhi per la gioia e la commozione (spiegherò poi perchè), la mia stima e sconfinata gratitudine per un altro autore (anzi, Autore) senza la cui opera ben più misera sarebbe la nostra esistenza su questa terra. Sto parlando di Michel Gondry, geniale regista francese (ma adottato ormai da anni dal cinema americano) il trailer del cui ultimo film (Be kind rewind) sta girando in rete e nelle sale già da qualche mese. Le aspettative, come al solito, sono elevatissime: ci saranno Jack Black, Danny Glover e Mia Farrow (!), un sacco di citazioni cinefile, tanto humor, un po’ della consueta psichedelia gondryana e chissà cos’altro.

Ma andiamo con ordine.

Anzi no.

Dal momento che andare con ordine significherebbe, in questo caso, iniziare da Human nature (del 2001, esordio cinematografico di Gondry), oppure dagli incredibili videoclip musicali del Nostro che tanto hanno segnato la storia di Mtv, della musica pop degli anni ’90, del cinema stesso e di mille altre cose (tra cui l’immaginario collettivo… almeno il mio).

Dunque niente ordine. O meglio: niente ordine cronologico. Dal momento che – nel mio personalissimo ordine interno – Michel Gondry significa innanzitutto una cosa: Eternal sunshine of the spotless mind. Un’opera, più che un semplice film. Un colpo di genio. Uno degli apici assoluti della cinematografia contemporanea. Uno stato mentale. Che dire? Da dove iniziare? Parlare di questa pellicola è come parlare della vita stessa. O meglio: di quella fondamentale parte di vita chiamata (domando scusa per la banalità) amore. Per essere più precisi e formali potremmo dire che Eternal sunshine è la migliore rappresentazione filmico-allegorica (almeno dai tempi di Io e Annie) dei rapporti uomo/donna. Anzi – vista l’età dei protagonisti e di me che scrivo e me ne frego di ciò che una relazione amorosa sarà in futuro – dei rapporti ragazzo/ragazza. Ma badate, o sventurati che ancora non avete avuto il privilegio di godervi quest’opera: non è nulla di ciò che potete aspettarvi. E’ molto di più, molto meglio, quasi sicuramente l’opposto. Tanto per ridurre la trama al più banale dei riassunti: un ragazzo, Joel, scopre che la sua ex fidanzata, Clementine, ha letteralmente cancellato dalla sua memoria la loro relazione. Sconvolto e avvilito dalla scoperta decide di fare altrettanto, salvo poi pentirsene in extremis e, in un allucinatissimo viaggio della memoria all’interno del suo cervello, cercare di salvare i ricordi più preziosi. Morale (secondo me) della favola: nella vita il dolore è inevitabile, è praticamente dappertutto, in un modo o nell’altro, e cancellarlo significa necessariamente eliminare anche (parte di) ciò che di buono c’è stato. Perciò non ne vale la pena, bisogna scendere a compromessi e accettare tutto il pacchetto che l’esistenza propone. Un pacchetto fatto di ore banali, giorni tristi, eventi drammatici e cose indimenticabili per la loro struggente leggerezza. E’ questo il senso di tutto: le cose che sentiamo di voler salvare dall’oblio – specialmente per quanto riguarda una relazione che è finita da poco e che vorremmo gettare alle ortiche con tutti gli annessi e i connessi – sono generalmente realtà incredibilmente piccole e stupide, e perciò indimenticabili: una notte trascorsa a chiacchierare sotto le coperte, un’altra passata a rimirar le stelle, un pasto consumato insieme, una felpa arancione e mille altre stupendaggini. Ma il bello è che questo meraviglioso “cosa” (partorito dalla mente extraterreste di Charlie Kaufman, che tra l’altro ha da poco diretto il suo primo film, ancora inedito dalle nostre parti) è supportato da un altrettanto incredibile “come”! Era dai tempi di Quarto potere (vabbè, diciamo di Fellini) che non si assisteva a una serie di invenzioni registiche tanto folli e geniali: nel mondo di Gondry niente è come sembra. Ogni oggetto, ogni volto, ogni corpo, ogni paesaggio può mutare da un istante all’altro nel suo esatto opposto o in qualcosa che mai e poi mai ci si sarebbe aspettati di vedere. Effetti speciali, certo, ma distanti anni luce da Lucas & co.: qui, cari lettori, siamo di fronte a un artigiano del cinema, uno che le invenzioni le crea con le proprie chilometriche mani da prestigiatore della macchina da presa. Puro, puro genio. Ma attenzione! Non crediate che vi sia anche un solo un minuto di tedioso patetismo nella favola cui ci troviamo di fronte. Stiamo parlando di un Autore che possiede il rarissimo dono della leggerezza, della semplicità, della naturalezza. Ogni singolo secondo di film sembra prendere vita spontaneamente, quasi necessariamente, come in un sogno bellissimo e un po’ inquietante. Come si diceva: lacrime agli occhi per gioia e commozione.

E vogliamo forse non parlare dei videoclip, assurti ad Arte con la “a” maiuscola proprio grazie alle follie del Nostro e di pochi altri grandi innovatori (Spike Jonze in primis)? A titolo meramente esplicativo vi basti sapere che Human behaviour e Isobel di Björk, Around the world dei Daft Punk, Let forever be dei Chemical Brothers, Fell in love with a girl dei White Stripes e Knives out dei Radiohead sono opera sua. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a piccoli grandi capolavori di visionaria follia, mondi che si sdoppiano e si triplicano e poi tornano al punto di partenza, balletti demenziali e prodigiose invenzioni registiche, cartoni animati più reali della realtà e realtà più assurde di un incubo alcolico. Un pezzo di furioso punk’n’roll suonato da una coppia di uomini-lego: chi ci avrebbe mai pensato…

E poi Human nature, L’arte del sogno (un po’ deludente, quest’ultimo, ma dopo Eternal sunshine cosa non avrebbe deluso? E quanta poesia, in ogni caso…) e – tornando ai giorni nostri – l’attesissimo Be kind rewind. E meno male che non l’ho ancora visto, chè ho terminato superlativi e iperboli.

Alberto Gallo

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3 thoughts on “i love michel

  1. Il “chè” è una mia prerogativa. Toglilo.

    p.s.: anche io adoro Gondry, ma Human Nature l’ho iniziato e ho paura a continuarlo. Spero un giorno di poterti anche convertire a Wes e P.T. Anderson. Ma forse loro come registi sono meno geniali. EPPURE…

  2. Ah: sogni e delitti non l’ho visto e non ho la forza di affrontare TUTTA la tua recensione.

    Ah (2): “…di vedere” – prima riga del post scriptum (errata corrige)

    Ah (3): ultimamente i miei post sono molto aggressivi, non so perchè – forse sono meno serio. Un abbraccio (aggressivo).

    Fra

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