caos calmo

locandina caos calmo

La cosa peggiore è dare ragione a chi hai sempre contestato. In più occasioni ho cercato di difendere il cinema italiano, ma ora mi trovo a dover riconoscere che, salvo rare eccezioni, c’è ben poco da salvare. Non ho intenzione di affrontare approfonditamente in questa sede un argomento tanto spinoso, ma ciò che posso dire è che nel nostro cinema attuale lo scollamento tra forma e contenuto si sta facendo via via sempre più evidente. Il fatto è che vedere una pellicola italiana è come leggere un fotoromanzo: ci si trova di fronte a una storia (magari anche bella e interessante, come nel caso di Caos calmo) illustrata attraverso una serie di immagini carine e ben fatte ma terribilmente anonime, stereotipate, mediocri. I nostri registi non hanno più idee, non osano, non sanno andare oltre la buona educazione cinematografica e le tecniche di base. Confezionano film piatti, dimenticabili, buoni giusto per passare un paio d’ore al cinema quando non c’è niente di meglio da fare. Dove sono finiti gli autori? Che fine hanno fatto le invenzioni? Perchè i registi italiani si limitano al compitino? Spero che nessuno dei miei affezionatissimi lettori sia così ingenuo da pensare che tutto ciò nasca da ragioni di ordine economico. Già mi pare di scorgere qualcuno alzarsi dalla sedia e puntare il dito contro lo sprezzante recensore: “In Italia nessuno osa girare e produrre film coraggiosi perchè i soldi sono pochi e si rischierebbe di andare incontro a terribili fallimenti. Il nostro pubblico non è pronto ad assistere a film innovativi, diserterebbe le sale e l’industria cinematografica italiana si ritroverebbe ancora più povera e disastrata”. Ah sì? E allora come mai la gente andava molto più spesso al cinema trenta o quaranta anni fa, quando il nostro Paese sfornava geni del calibro di Fellini, Bertolucci, Bellocchio o lo stesso Nanni Moretti, ora (peraltro credibile) protagonista di questa mediocrità che risponde al nome di Caos calmo? Non sarà forse vero l’opposto, ovvero che la gente diserta i film italiani (cinepanettoni a parte, ahimè) perchè non c’è più niente di interessante da vedere? E non è forse vero che alcuni grandi innovatori dei nostri tempi (Tarantino, Gondry, Kim Ki-duk, per non parlare di fenomeni a se stanti come 300 o Cloverfield) sbancano regolarmente i botteghini pur proponendo, non senza rischi, pellicole di assoluta originalità (anzi, proprio in virtù di quello)? Sia chiaro, non sto parlando necessariamente di un concetto comunque soggettivo come la qualità. Ad esempio non è che io vada matto per Grindhouse o per gli oliatissimi guerrieri spartani a torso nudo. Sto solo dicendo che l’Italia, a differenza di molti altri Paesi, non è più in grado di produrre film coraggiosi e innovativi. In poche parole: il nostro cinema non è più capace di osare e di graffiare.

Caos calmo è l’ennesima conferma di tutto ciò: si tratta di una storia bella e commovente (tratta dall’omonimo romanzo di Sandro Veronesi, premio Strega nel 2006), ben interpretata da Nanni Moretti e Valeria Golino, carina, educata, sensibile quanto basta, ma cinematograficamente anonima e dimenticabile. Un uomo rimasto vedovo passa le sue giornate davanti alla scuola elementare di sua figlia, cercando di concentrarsi su cose futili per non pensare al dolore che prova e ai dubbi che lo attanagliano. Tutto ciò che riguarda i suoi amici, suo fratello, sua cognata e il suo lavoro gli scorre addosso come acqua fresca. Il mondo non gli interessa più, e così la vita. Caos calmo non offre particolari spunti di riflessione. Certo, si potrebbe dire che la vicenda è un po’ irrisolta, che le canzoni utilizzate nella colonna sonora c’entrano a volte come i cavoli a merenda, che l’ormai famosa scena di sesso tra Moretti e Isabella Ferrari sembra buttata lì a casaccio e non è nemmeno un granchè eccetera eccetera.

Ma sarebbe solo tempo sprecato: l’unica vera sorpresa di questo film è la breve apparizione finale di Roman Polanski.

Alberto Gallo

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3 thoughts on “caos calmo

  1. mèèèrde, ti avevo scritto un commento lunghissimo ma ho schiacciato 2 volte di fila il tasto cancella ed è uscito dalla pagina. cmq la musica c’entra!! se hai letto il libro. e moretti è bravissimo, secondo me, e la parte è proprio la sua. ma ne parliamo presto. oder?

  2. A me il film non è dispiaciuto.

    Qua e là, è vero, c’è qualche manierismo, qualche calligrafismo (…) di troppo .
    E la colonna sonora, per quanto ottima (Rufus Wainwright, Radiohead, Fossati: wow!) non semrpe calza col film.

    Però.

    Però la storia fila, gli intrecci che si snodano attorno a quel parco sono ben calibrati, e benissimo raccontati da Jolanda, la-ragazza-col-cane. Moretti, la bimba e la Golino (ma anche Gassman) sono bravissimi.
    Secondo me dire “non succede nulla” è sbagliato. Per una volta un film rispetta il titolo del film al 100%. Attorno all’apparente tranquillità rappresentata da un giardino, una panchina, una scuola, si snodano tradimenti, complotti, drammi, amori.
    Quiete caotica.

    Ha dei ritimi poco da cinema italiano secondo me, a tratti (con tutti, ma proprio tutti, i dovuti rispetti) è un film molto kieslowskiano.
    Meno accomodante di un film celebrato come è stato “La sconosciuta”, e per certi versi più autoriale.

    A me il film non è dispiaciuto.

  3. E’ vero la colonna sonora non calza col film, perchè avrebbe dovuto essere più incisiva! Nessuno di voi ha letto il libro? I Radiohead avrebbero dovuto essere più presenti!

    Secondo me è un film discreto, migliore dei soliti martellamenti tafazziani del cinema italiano. Sarà che il mio giudizio è inficiato dal fatto che – avendo letto il libro – non mi aspettavo proprio niente. Moretti non sarebbe stato adatto al ruolo se non se lo fosse confezionato su misura (la sceneggiatura è in parte sua).

    Cmq, il più grande critico cinematografico in Italia resta sempre Jonny Palomba, di cui vi linko il video su questo film:

    http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Parlaconme%5E7%5E57977,00.html

    Bye

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