non è un paese per vecchi

locandina non è un paese per vecchi

Quando dici America pensi al far west. Alle pistole. Alla violenza. Ai cowboy a cavallo. Pensi alle autostrade, che non finiscono mai. Ai canyon rocciosi. Alle stelle da sceriffo. Al confine tra Stati Uniti e Messico, dove lo spagnolo è la lingua ufficiale e chissà cosa può accadere da un momento all’altro. Al Texas. Ai piedi sulla scrivania. Agli enormi pick up che è meglio non sapere cosa trasportano. No, decisamente l’America non è un paese per vecchi. Troppo pericoloso, ci vanno i riflessi buoni per cavarsela in certe situazioni. Ci va la prontezza di spirito di Llewelyn Moss, che trova per caso una valigetta piena di soldi in mezzo a un mare di morti ammazzati e senza pensarci troppo su la prende con sè a scapito di ogni prudenza e buon senso. Ci va la scaltrezza di Anton Chigurh, serial killer che sarà mezzo pazzo ma il suo lavoro lo sa fare bene, e lui a quella valigetta ci tiene davvero. Ci va l’intelligenza di Ed Tom Bell, sceriffo tanto onesto quanto scaltro. Sennò si rischia di fare la fine di Carson Wells, che vecchio non sarà ma chiacchiera troppo e conclude poco. Segui le truculente avventure di questi crepuscolari (anti)eroi (Tarantino? Naa, piuttosto Peckinpah o al limite Leone, ma anche Le tre sepolture e Gli spietati) e ti stupisci che il tuo sguardo non incroci per caso quello di Johnny Cash, appena uscito da un concerto di Neil Young o dei Calexico, diretto verso casa Wayne a farsi un goccetto di whiskey. Quello buono, però. E poi ti chiedi come mai i fratelli Coen – loro che di questa America sognata e forse mai esistita sono da vent’anni i cantori più sinceri – c’abbiano messo così tanto tempo a sfornare la loro opera più completa e compiuta (facendola precedere da due pellicole minori e prescindibili), un quasicapolavoro che sostituisce alla consueta ironia e leggerezza dei fratelli del Minnesota un tocco splendidamente grave, rallentato e manierista (anche L’uomo che non c’era era a suo modo grave e manierista, ma si trattava di caratteristiche talmente esibite da risultare volutamente ridicole, mentre nel caso di Non è un paese per vecchi di ridicolo c’è ben poco) che conferisce alla pellicola un sapore epico e quasi antico. Sebbene la vicenda si svolga negli anni ’80 del ‘900 sembra davvero di fare un tuffo indietro di oltre un secolo: strade deserte il cui silenzio è rotto soltanto dal sibilo dei proiettili, duelli all’ultimo sangue e tanta, tanta sabbia interrotta qua e là da un piccolo villaggio fantasma. A stupire sono infine due cose: la maestria con cui sono costruite le scene di tensione, davvero in grado di tenere a bocca aperta lo spettatore, e l’interpretazione dei protagonisti. Tutti, ma soprattutto Javier Bardem, terrificante, indistruttibile e spietato, maschera di crudeltà degna di entrare nella storia della settima arte. E per l’attore spagnolo non si tratta certo della prima volta. Per i fratelli Coen nemmeno.

Alberto Gallo

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9 thoughts on “non è un paese per vecchi

  1. Il film è bellissimo. C’ho rivisto anch’io tantissimo Peckinpah, anche se secondo me sì che di Tarantino ce n’era un bel po’.
    Però secondo me Fargo, L’uomo che non c’era e il Grande Lebowski rimangono superiori.
    Non è un paese per vecchi è davvero molto bello, ma a me sono rieccheggiati troppo spesso gli echi del “già visto” che negli altri film dei Coen erano quasi assenti.
    Poi non ho capito il finale del tutto, ma quello è un problema mio credo. 🙂

  2. Credo che il finale sia volutamente aperto. La ragazza vive o muore? Che fine farà il cattivone col braccio rotto?
    Mentre per quanto riguarda gli innegabili “già visti” credo che anche i Coen siano – seppur in modo molto personale e perdonabile – caduti nella trappola dell’autocitazione.
    Ce ne fossero!
    Alberto

  3. Macchè finale aperto: Stasi e le colate ematiche di Blu Notte non vi suggeriscono niente? La ragazza è morta, sennò perchè lui si guarderebbe le suole delle scarpe? Per vedere se non ha calpestato del sangue. Che fine fa lui? Se ne tornerà a fare quello che ha sempre fatto: vivere secondo i suoi princìpi (cito a memoria) nell’oscurità.
    Io l’ho trovato… essenziale. Un distillato.

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