il cacciatore di aquiloni

locandina il cacciatore di aquiloni

Chissà perchè, quando il cinema decide di parlare di amicizia tra bambini c’è sempre da temere il peggio. Basti pensare a C’era una volta in America, a Mystic river, a Sleepers, opere in cui il legame che unisce i piccoli uomini viene regolarmente e tragicamente spezzato da dolore, corruzione e morte. Se poi, come accade nel Cacciatore di aquiloni, tutto ciò è inserito in un contesto altamente problematico come l’Afghanistan di fine anni ’70, paese che dovette dapprima subire l’invasione sovietica poi la feroce dittatura talebana (e meno male che il film si ferma a vent’anni fa, chè di tragedie il territorio in questione ha continuato e continua a viverne tuttora), è meglio preparare i fazzoletti.

Struggente storia di un’amicizia pura e assoluta tra due bambini di diversa estrazione sociale – amicizia che viene interrotta da un evento lurido e ingiustificabile le cui conseguenze si protraggono per i due decenni successivi, inseguendo nel mondo e tra le pieghe della storia coloro che ne sono stati involontari protagonisti -, Il cacciatore di aquiloni, tratto dall’omonimo e vendutissimo romanzo di Khaled Hosseini, è un film semplice e delicato, estremamente toccante ma non patetico, che descrive in modo sincero e partecipe (sebbene con occhio inevitabilmente occidentale) un mondo che sembra in perenne competizione con se stesso per raggiungere nuovi traguardi di ferocia e irrazionalità. Un mondo in cui ai giusti (ovvero a quanti non sentono l’impellente necessità di distruggere l’esistenza altrui attraverso pretesti chiamati razza o religione) viene sistematicamente impedito di spiccare il volo verso il sole come gli aquiloni del titolo, simboli di innocenza e libertà. Un mondo in cui, per ottenere ciò che loro di diritto spetterebbe, le persone sono costrette a rischiare e spesso perdere la propria vita, in una lotta perenne contro le brutture e le aberrazioni inventate dall’uomo.

Certo, non tutto in questo film è perfettamente messo a fuoco, tanto dal punto di vista narrativo (troppe le coincidenze, troppi i colpi di scena, troppo evidente la volontà dello sceneggiatore – David Benioff, autore della 25sima ora – di far tornare e combaciare ogni singolo elemento della trama, come si trattasse di un puzzle romanzesco da completare) quanto sotto l’aspetto cinematografico (regia – di Marc Forster – e fotografia sono estremamente semplici, quasi banali), ma il senso di indignazione e, infine, di speranza che l’opera riesce a infondere nello spettatore vale comunque, ampiamente, il prezzo del biglietto.

Consigliato a chi ha amato il pur diversissimo Persepolis, per capire e riflettere su temi di estrema importanza e attualità.

Alberto Gallo

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5 thoughts on “il cacciatore di aquiloni

  1. Traduco le tue parole, se ho capito bene: “La storia è toccante (e quindi il libro, anche se non l’ho letto), ma il film non ne vale”.
    Ho indovinato? Io invece, che il libro l’ho letto, posso dirti che quello sì, vale! E’ raccontato con delicatezza e serietà, e dà (secondo me più di Persepolis, anche se poi non è il tema principale) l’idea di cosa sia stato (e sia tutt’ora) vivere in un paese in guerra da quasi 50 anni.
    Il mio parere sul film è, ovviamente sospeso.

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