my blueberry nights

locandina my blueberry nights

Nella lingua inglese esistono molti tipi di berry, di frutti di bosco, che spesso – chissà poi perchè – assai più che dalle nostre parti hanno saputo stimolare il talento e la fantasia degli artisti: ci sono le strawberry (cioè le fragole), le blackberry (le more), i cranberry (il ribes) e, appunto, i blueberry, ovvero i mirtilli, che – nonostante siano deliziosi e belli da vedere – in quanto “blue” sono i più tristi e solitari, ed è probabile che se li userete per fare una torta nessuno poi se la vorrà mangiare. Almeno questo è ciò che pensa Jeremy (Jude Law), gestore di un bar di New York particolarmente frequentato dai cuori spezzati, che un giorno vede piombare nel suo locale la triste Lizzy (Norah Jones). Lei con i mirtilli ha in comune un bell’aspetto, un animo dolcissimo e una certa tendenza ad essere lasciata sola. Passano insieme un pugno di serate, mangiando torte e bevendo per dimenticare, finchè Lizzy, ansiosa di dare una svolta alla propria esistenza, decide di prendere la strada e – that’s the american way… – andare dove i piedi la porteranno, nel cuore del Nuovo Mondo. Chissà però che, nel frattempo, Jeremy non si sia già innamorato di lei…

Al suo esordio nel cinema americano, il grande regista cinese Wong Kar Wai decide di mettere da parte le affascinanti nonchè intricatissime atmosfere che – grazie a capolavori del calibro di In the mood for love e 2046 – l’hanno reso celebre nel mondo, a favore di un’opera intima, delicata e romantica, capace di parlare in modo semplice e non banale di sentimenti e piccole storie altrettanto semplici e non banali. Non un capolavoro, ma un’opera sincera, originale e commovente che solo a tratti cade nell’errore di offrire una visione stereotipata dell’America e dei personaggi che la popolano. Ciononostante, l’Autore non rinuncia al suo inconfondibile tocco personale, impreziosendo ogni inquadratura con punti di vista sempre ricercati e non consueti: in un film dove a dominare sono i toni di rosso e dove le immagini sono spesso sfocate e asimmetriche come i sentimenti che descrivono, i tormentati personaggi vengono osservati come di nascosto – dietro le fessure di una tenda, attraverso una telecamera di sorveglianza o un vetro appannato. E la scena finale è quanto di più romantico e toccante ci si possa aspettare da un film che, in fin dei conti, una commedia romantica non è.

Ottima la blueseggiante colonna sonora, in cui spiccano brani originali di Ry Cooder, una cover della youngiana Harvest moon interpretata da Cassandra Wilson e l’indimenticabile voce di Otis Redding.

Alberto Gallo

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