il treno per il darjeeling

locandina il treno per il darjeeling

Se fossi un bravo giornalista – o critico cinematografico, o come diavolo si chiamano quelli che scrivono le recensioni dei film – mi soffermerei su alcuni elementi essenziali di questa pellicola. Per esempio direi che si tratta dell’attesissimo ritorno di Wes Anderson, autore nel 2001 di un’opera che tutti (pubblico e critica) ritengono un capolavoro ma che pochi hanno visto (si tratta de I Tenenbaum, perfetto esempio di “film di culto”). Mi soffermerei sulla preziosa fotografia, dominata da colori pastellosi tendenti al rosso e al giallo (uno dei marchi di fabbrica del regista). Mi interrogherei sull’uso raffinato dello slow motion. Azzarderei qualche paragone con pellicole del recente passato (ok, ora non me ne viene in mente nemmeno una, ma la storia del cinema è ricca di road movie e commedie dolciamare a sfondo familiare). Cercherei forse qualche spiegazione psicoanalitica o sociologica (che so, il crollo dei valori nella società occidentale, il ritorno all’utero materno, la necessità della fuga, l’impossibilità di stabilire relazioni sentimentali durature ecc…) al comportamento di questi tre assurdi fratelli americani in giro per l’India. E via dicendo.

Ma la semplice e splendida verità è che Il treno per il Darjeeling è un film delizioso. Anzi, no: strepitoso. Una commedia spassosa eppure amara, leggera ma non superficiale, recitata benissimo (il trio di attori protagonisti – Owen Wilson, Adrien Brody e Jason Schwartzman – meriterebbe un Oscar cumulativo), esaltata da una regia funambolica e commentata da una colonna sonora da brividi (Rolling Stones, Kinks, ma anche l’improbabile tormentone Where do you go to my lovely di un tal Peter Sarstedt e tanta musica indiana).

Altro elemento fondamentale è che, sebbene si tratti del “solito” viaggio in India intrapreso da occidentali ricchi e annoiati, la strampalata avventura nel Darjeeling non cade nei tristissimi luoghi comuni che un angolo di mondo tanto “spirituale” e modaiolo potrebbe ispirare: in questo film non troverete infatti incantatori di serpenti, sperimentatori di droghe sintetiche, santoni, fachiri o gente che si lascia morire sulle rive del Gange. I tre fratelli, loro sì che sono in cerca di luoghi comuni («Faremo un viaggio spirituale alla ricerca di noi stessi», afferma Owen Wilson in più di un’occasione), ma l’India non fa che ributtarli di peso nella più concreta – e spesso triste – delle realtà: qui, cari lettori, si parla di morte, rancore, abbandono e quant’altro, sebbene con toni per lo più leggeri e semicomici.

Il treno per il Darjeeling è un esempio di grande cinema pop contemporaneo. Impossibile non amarlo.

Alberto Gallo

Annunci

7 thoughts on “il treno per il darjeeling

  1. io sono un’anima semplice e avevo amato perfino il tanto vituperato “le avventure acquatiche di steve zissou”, quindi ora attendo fiduciosa di vedere pure questo 🙂
    ps: se ti capita vai a vedere “mongol”, secondo me ne vale la pena..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...