gomorra

locandina gomorra

Innanzitutto una premessa: chi scrive non ha letto il libro di Roberto Saviano da cui il film è tratto (che, per chi ancora non lo sapesse, è un romanzo-inchiesta sul mondo della camorra), perciò non aspettatevi confronti o cose di questo genere. Tanto ne troverete a bizzeffe su centinaia di altri siti e giornali.

Dal punto di vista prettamente cinematografico Gomorra – sesta fatica del regista romano Matteo Garrone – è un film radicale. Radicale nel suo (neoneo)realismo, che prevede l’uso del solo dialetto napoletano (sottotitolato), la presenza di attori non professionisti (accanto a star del calibro di Toni Servillo) e il rifiuto pressochè totale di ogni aspirazione estetica, tanto nelle inquadrature quanto nelle scenografie, nei suoni e nelle musiche. Radicale nella sfacciataggine con cui sbatte in faccia allo spettatore l’immenso squallore della periferia napoletana, che viaggia al ritmo dei successi di Gigi d’Alessio su auto truccate straripanti armi e droga. Radicale nell’esibizione della violenza mafiosa, che non risparmia vecchi, donne e ragazzini. Radicale a livello narrativo: i quattro episodi scelti dal regista – che rimestano nelle acque più torbide della malavita napoletana: iniziazioni alla vita mafiosa, smaltimento illegale di rifiuti tossici, estorsioni e stragi – sono intrecciati tra loro in modo volutamente confuso e indefinito, tanto da spiazzare lo spettatore privandolo di precise coordinate spazio-temporali.

Lontano anni luce dalla visione elevata, morale e quasi romantica che spesso i film americani conferiscono alla mafia e ai suoi esponenti, Gomorra è un film crudo, sincero e deprimente, indispensabile per capire le agghiaccianti dinamiche che stanno dietro ai milioni di euro mossi ogni giorno dal “sistema”. Forse troppo legato alla drammatica realtà italiana per essere apprezzato (e premiato) al festival di Cannes, ma non vederlo sarebbe un grave errore.

Alberto Gallo

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5 thoughts on “gomorra

  1. Dimentichi lo sfruttamento del sud da parte della grande industria del lusso del sud. Concordo con il tuo giudizio sul film, ma l’ho trovato poco incisivo e se non vedere il film è un grave errore, non leggere il libro è come mettersi le fette si salame sugli occhi: il libro è un must se si vuole veramente capire le dinamiche della camorra che nel film, purtroppo, sono solo accennate. Non ho memoria di un libro più agghiacciante (ma non ho ancora letto quello di Maggiolo :-)).

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