il divo

locandina il divo

Che dire di questo film che non sia ancora stato detto? Un’opera bellissima, intensa, capace di scavare a fondo non solo nell’animo di un uomo ricco di contraddizioni ma anche nelle dinamiche più generali del potere e degli abusi che spesso ne derivano. Una pellicola diretta con un incredibile gusto per l’immagine, spesso eccessiva ma sempre geniale, che ha riportato il grande cinema italiano d’autore alla ribalta internazionale.

Vero, vero, tutto vero.

Ciò che più colpisce, però, sono due elementi che la critica ha spesso trascurato.

Innanzitutto l’assoluta imparzialità dell’autore. Nonostante sia facile cadere nell’errore di leggere quest’opera come una severa e sprezzante denuncia nei confronti del Divo Giulio (errore dovuto al fatto che, probabilmente, molti di noi si sono recati in sala a vedere questo film con un’idea ben precisa e generalmente non positiva di Andreotti), non c’è niente di più lontano dalla realtà: per ogni atto d’accusa scagliato contro il Senatore a vita c’è un’assoluzione. A ogni cinica considerazione del democristiano corrisponde un suo gesto di estrema tenerezza. Ogni suo errore o atto malvagio è compensato da solitudine e dolore fisico. Andreotti è carnefice spietato, ma la vita, di cui è vittima, è spietata con lui: la gobba, le emicranie e gli amori non corrisposti sono il prezzo da pagare per cinquant’anni di potere assoluto.

A stupire è poi l’approccio incredibilmente pop e postmoderno (ammesso che qualcuno sappia cosa significhi questo termine) a un tema tanto delicato. Il regista Sorrentino è irriverente nel commentare stragi e oscure trame politiche con musica rock e “trucchetti” cinematografici di ogni tipo: scritte in sovrimpressione che fanno molto Sergio Leone, ralenti che fanno molto Tarantino (l’arrivo della “corrente andreottiana” della Dc è un esplicito omaggio alle Iene), scene accelerate, voci fuori campo ecc…: Il Divo, come tutto il cinema di Sorrentino, è ipertrofico, esibito ed estetizzante. Quasi glam.

Niente di più distante da Gomorra, niente di più simile. Grande l’interpretazione di Toni Servillo.

Alberto Gallo

Ps: qualcuno era comunista perchè Andreotti non era una brava persona…

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