l’incredibile hulk

locandina l'incredibile hulk

Delusione. Film mediocre, poco brillante, poco coinvolgente.

Il fatto è che gli ultimi vent’anni di film tratti da fumetti (indicativamente dai Batman di Tim Burton al recente Ironman, passando per Sin City e la trilogia di Spiderman) ci hanno convinto della potenziale bontà di una simile operazione: le storie disegnate possono essere ottimi presupposti per dare vita a un buon film.

Però ci vuole un’idea.

Ironman, tanto per dirne una, punta sull’ironia e sulla virile brillantezza del suo protagonista; Spiderman, al contrario, illustra un personaggio povero e sfigato che proprio per questo risulta simpatico; Batman e Sin City sono invece opere smaccatamente gotiche e deprimenti, memorabili, pur nella loro diversità, per il mondo di paradossale pessimismo cui danno vita.

Poi ci sono quelle pellicole, quali Daredevil o le due versioni del mostro verde (sui Fantastici 4 e X-men non mi esprimo perché non le conosco), che girano decisamente a vuoto.

Per quanto riguarda L’incredibile Hulk, in particolare, sono due le gravi carenze che lo rendono un film dimenticabile. Innanzitutto la scelta (sbagliata) degli attori e la loro (conseguente) pessima recitazione: Edward Norton (ex grande promessa del cinema americano che negli utlimi anni, tra veli dipinti e illusionisti, pare aver smarrito la retta via) sembra capitato lì per caso, William Hurt dà vita a un’involontaria quanto improbabile parodia di un severo ufficiale dell’esercito americano e Tim Roth si limita a digrignare i denti di tanto in tanto. L’unico personaggio potenzialmente non fuori parte è quello di Liv Tyler (quant’è bella?), che però non fa altro che svenire, piagnucolare e prendere mazzate. Nei 114 minuti di durata del film non è presente la benché minima traccia di approfondimento psicologico: Hulk e il suo perfido omologo urlano e picchiano, il generale Ross fuma il sigaro e la bella di turno si limita a mostrare (nemmeno tanto spesso) lembi di tette e cosce. Il secondo grave difetto della pellicola è il suo prendersi troppo sul serio: Hulk è un film triste senza lo spessore necessario per esserlo, e nei rari casi in cui tenta di buttarla sull’ironia il risultato è pietoso.

Nemmeno gli effetti speciali (che rappresentano un tassello fondamentale in prodotti di questo genere) sono poi così memorabili, e la regia (di un tale Louis Leterrier) è di una mediocrità senza precedenti.

Se stasera non sapete cosa fare e tutti i vostri amici sono già in vacanza andate pure a vederlo, questo film (se non altro vi aiuterà a spegnere il cervello per un paio d’ore), ma se avete voglia di cinema rivolgetevi altrove.

Alberto Gallo

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5 thoughts on “l’incredibile hulk

  1. Uffa, hai le fette di chorizo sugli occhi, e un boccadillo al posto del cervello! (se capisci a cosa alludo 😀 )
    Dunque: 1) lo sguardo di Edward Norton nella scena finale è l’unica cosa per cui vale la pena vedere il film (anche se rimanda a ben altre situazioni…), a parte l’entrata in scena finale di Ironman (prevedibile se sei stato attento alla sequenza iniziale con i titoli dei giornali)
    2) Liv Tyler ERA bella, prima di rifarsi il naso come un personaggio di Lady Oscar e rifarsi le labbra superiori come se fosse un qualche uccello acquatico. Fforse i produttori le avevano detto che doveva fare la parte dell’oca, e lei li ha presi alla lettera; o forse qualcuno la avrà detto che aveva la bocca di suo padre, e lei ha tempato di porvi rimedio. Fossi in lei citerei il chirurgo plastico. E tralasciamo la pettinatura da francesina che non le starebbe bene neanche se avesse avuto 10 anni, figurarsi adesso!
    3) Spiderman, nonostante Sam Raimi, è una schifezza. Toby Maguire è lesso, e la sceneggiatura ha perso tutta l’ironia del cartone originale (tu sei troppo giovane per ricordartelo). All’epoca il lo aspettavo per la scena dell’elicottero che si impiglia nella ragnatela tra le torri gemella, ma che poi è stata tagliata per (mica tanto) ovvie ragioni post 9/11.
    4) Il primo Batman era un gran film, guardacaso il pipistrello era Michael Keaton (non si è più visto un cavaliere più oscuro). OVVIAMENTE gotico e crepuscolare, perchè lo richiedeva il personaggio, ma non così estetizzante come Sin City, che aldilà delle scelte visive è un film superficiale (mi pare un marchio di fabbrica di Rodriguez, no?).
    5) Gli X-men funzionano perchè hanno un grande cattivo come Magneto, ma i Fantastici 4 hanno perso la “t” e l’autoironia (neanche di questi avrai memoria televisiva, credo), restando dei fanatici (aggiungerei criptofascisti)
    6) Ti sei dimenticato Superman, ma erano altri tempi, e la guerra fredda imponeva certi canoni etico-morali.
    Baci baci
    T.

  2. Tina, i tuoi commenti sono più polemici di quelli di berlusconi sui giudici!
    1) ‘sto film mi ha talmente annoiato che lo sguardo di norton nella scena finale nemmeno me lo ricordo! robert downey jr. è un grande
    2) liv tyler E’ bellissima! magari un po’ “grossa” ma adorabile. e quella frangetta, quei cappottini… aaah…
    3) no, mi oppongo, spiderman è una figata!
    4) sì, rodriguez è un regista del cazzo, ma quel film tutto sommato mantiene un buon equilibrio tra ricerca estetica fine a se stessa e divertimento. insomma, secondo me è efficace.
    5) se me lo dici mi fido, lo guarderò.
    6) mah, superman l’ho visto, ma secondo me è un po’ una cagata superpatinata.
    ciao!
    alberto

  3. I film tratti dai cartoni animati sono una metstasi per la democrazia.
    Anyway, tornando alla quelerre:
    1) ho visto di peggio, ma non che questo film brilli, comunque (ti consiglio dark city, la cagata, più cagata della storia).
    anche norton secondo me è un grande, ma per fare la sua parte in questo film potevo andarci io.
    2) abbassa il bocaddillo, alberto! abbiamo capito che quando vedi gnocca non capisci più niente, però… 🙂
    3) il cartone di spiderman era una figata, il film molto meno.
    4) rodriguez è un regista del cazzo. punto. senza appello. e sin city è una cagata. film efficaci sono l’esercito delle 12 scimmie, o brazil, tanto per dirne due.
    5) …
    6) diciamo che superman è datato. e fa parte di quella schiera di supereroi per me odiosi perchè troppo perfetti, assieme a capitan america e qualche altro. molto meglio quelli problematici.
    bye bye
    t.

  4. L’avevo promesso ed eccolo qua, il commento del fanatico fumettaro americanista. Ho aspettato qualche giorno per dimenticarmi di tutte le questione della simpatica bagarre precedente, a cui ero tentato di rispondere. Ma anche noi, dai.

    Trovo che quanto scritto da Alberto a riguardo di questo film sia tutto vero. Nonostante mi sia divertito a vedere questo film, con duello finale finalmente degno di essere chiamato tale – dopo la brevità eccessiva tanto in Trasformers, quanto in Spiderman 3, quanto nello stesso Iron Man che mi è piaciuto tantissimo – bisogna dire che questo film ha un numero altissimo di pecche, e conferma una mia convinzione: Hulk è uno dei supereroi dei fumetti americani più difficile da sceneggiare, a pari merito con Superman. Il che conferma un ulteriore sospetto: più il supereroe è “potente”, più è difficile da sceneggiare (è vero anche il contrario, si guardino i rimescoloni operati sul povero Spiderman, che tra i supereroi importanti è uno dei più scarsi, negli ultimi dieci anni).

    Il punto sta nel fatto che, secondo me, a differenza di Superman, il personaggio principale di Hulk non è il mostro verde, ma Bruce Banner. E molto spesso gli autori dimenticano di costruire bene il suo personaggio e così facendo indeboliscono, per così dire, la forza del mostro verde. Nel film c’hanno provato, ma hanno speso forse una ventina di minuti, quelli iniziali, i migliori del film – perchè sembravano preannunciare a qualcosa di buono. Troppo pochi. Quando il Golia Verde pronuncia una frase di senso compiuto per poi dimenticare completamente le regole fonetiche minime, non si tratta di un vero e proprio blooper (gaffe cinematografica). Durante le varie serie di Hulk, soprattutto quelle raccontate da quel grandissimo autore che è Peter David, è capitato che Hulk fosse un personaggio intelligente e cosciente di sè, il cui il profilo psicologico rappresentava il centro della narrazione. Bruce Banner è uno scienziato brillante, un uomo maturo, non un “nerd” come potrebbe trattarsi di un Peter Parker o di un Reed Richards qualsiasi (anche se forse negli anni ’50 questo fosse poco importante o caratterizzato) – si tratta di una persona normale che ama visceralmente il proprio lavoro e possiede una propria etica, e che spesso, come accade nella vita di tutti giorni, si trova schiacciato da chi di potere ne ha di più (come il temibile e stupido generale Ross, fin troppo poco machiavellico nel film, anzi, ai limiti della deficienza). Hulk rappresenta l’animo bambino di quest’uomo, il desiderio celato di avere tutto quello che vuole e subito, di non essere disposto a condividerlo con nessuno. Egoista, violento, passionale, privo di filtri morali o etici. Pura e semplice vitalità espressa ai massimi poteri…messa su questo piano diventa tutta un’altra faccenda. Così il “male” che Bruce Banner coltiva dentro di sè può rappresentare una nemesi, un destino malevolo da scacciare, ma può anche trattarsi di una facile scappatoia, una tentazione, una forma inconscia da conoscere e debellare. All’inizio del film sembra che sia chiaro tanto agli autori quanto allo scarsissimo regista (evidentemente poco esperto di cinema, almeno in confronto del più navigato Jon Favreau, attore di mestiere presente in qualche film bello e molti film brutti), ma poi la cosa va perdendosi in climax di schiaffi a mano aperta tanto per far urlare di gioia il pubblico. Se però l’autore non introduce lo spettatore all’animo di Bruce Banner, e non gli insegna a volergli bene per quella brava persona com’è, per poi metterlo di fronte al terribile fatto che cela un terribile Hulk dentro di sè, e così potrebbe essere anche per ciascuno di noi; se l’autore non opera questo approfondimento ci troviamo davanti al dramma piuttosto inverosimile di una bestia grossa e cattiva dentro un uomo di cui fondamentalmente non si sa niente. Certo, Bruce Banner è un uomo qualunque, ma non è un’anima piatta. In questo film potrebbe non esserlo ma troppo spesso intervengono le leggi dell’action movie a distruggere quel poco di buono realizzato dagli autori, e via mazzate su mazzate. Degli altri personaggi non parlo, perché conosco poco, soprattutto del cattivone, che avrò visto si e no un paio di volte nel fumetto (sono un maniaco ma non ho letto molto di Hulk); e tuttavia non ci vuole un genio o un conoscitore esperto per riconoscere che le pretese di queste persone sono deboli, inconsistenti, poco plausibili o molto poco condivisibili. Sembrano macchiette mal riuscite. Questo è un errore grave. Il gigante verde fa paura tanto più entri nelle persone che giganti verdi non sono e che provano dei sentimenti forti di fronte a questa meraviglia della natura, che, siccome mai sarà (o almeno fino ad ora), va se non altro resa credibile, o affettibile (affettibile, non affettabile, grazie). In un gioco di percentuali si sarebbe dovuto vedere 70% Bruce Banner e 30% Hulk, per renderlo plausibile, creando una tensione maggiore, uno stupore maggiore. Tanto più che, e qui sta la reale difficoltà nello scrivere di un personaggio COSÌ indistruttibile, diventa necessario scatenargli contro uno spiegamento di forze difficilmente gestibile – se non sai caratterizzare bene un generale intelligente malvagio e machiavellico non chiamarlo in causa ogni due per tre, sembrerà uno zimbello sempre più grande scena dopo scena, fagli fare una grossa figura di merda alla fine e basta.

    In conclusione: se mi chiedessero tra qualche anno di sceneggiare un personaggio marvel farei i salti di gioia, con tutti le difficoltà che ne conseguono. Ma se mi chiedessero di sceneggiare Hulk mi butterei dalla finestra…qualsiasi cosa faccia ha conseguenze catastrofiche, e a ogni azione c’è bisogno di una reazione sempre più grande. Dopo tre numeri o scateni la guerra nucleare oppure dai le dimissioni che è meglio. C’è bisogno di un autore dalla grande esperienza, che sappia dosare la suspence, la tensione psicologica e la ricchezza dei personaggi e delle situazioni da mettere davanti a Bruce Banner, il pericolo o la tentazione di diventare Hulk. In questo film Bruce Banner diventa Hulk perché lo menano, punto. Lo menano sempre più duro fin quando la cosa non diventa patetica, e i co-protagonisti non aiutano: sono tutti dei deficienti di cui non si capisce niente – cosa vogliono? Che fanno? Cosa significano i discorsi che Tim Roth continua a blaterare tutto il tempo? Boh.

    In conclusione, questo film in Italia non doveva uscire. In Italia Hulk lo conosci perché “è Hulk”, ma pochi ne hanno letto i fumetti – e comunque molti lo hanno fatto tanti troppi anni fa, quando il mondo non era ancora globalizzato. In America tutti sanno chi è e cosa fa, probabilmente, e allora gli fai menare quattro sberle giusto per esaltare le persone al cinema (i bambini meglio di no, che alla fine la violenza diventa veramente impegnativa, che non fa altro che aumentare la gratuità generale del film). Così potrebbe anche funzionare: un po’ come raccontare la storia di un personaggio pittoresco della propria famiglia – chissenefrega se è una storia improbabile, conoscendo la persona può benissimo darsi che sia vera. Da noi si conosce Hulk, ma non si conosce Bruce Banner, ed è un vero peccato.

    Due considerazioni “a parte”:
    1) Il film regala sul finale due gesti tipici di Hulk che possono essere apprezzati solo da chi conosce il personaggio (vedi sopra). Lo schiaffo mano-contro-mano è una sua mossa tipica, serve a creare forza d’urto, nel film lo usa per spegnere le fiamme. L’urlo “Hulk spacca” che ha fatto ridere Alberto, già con le palle a terra da venti minuti buoni, in realtà è il suo grido di battaglia, radicato nel tempo nell’immaginario collettivo (di chi conosce Hulk). Se non l’avesse pronunciato un fan non glielo avrebbe mai perdonato. Ripeto: vedi sopra.
    2) Per sapere di più riguardo al personaggio di Hulk, che è veramente interessante e di cui probabilmente io non ho saputo parlare abbastanza chiaramente, consiglio vivamente (davvero vivamente) un volume uscito con Repubblica nel 2003, che faceva parte di una collana veramente veramente ben curata che trattava senza pregiudizi di sorta tutti i maggiori personaggi del fumetto commerciale mondiale (da Tin Tin a Capitan America, dai Puffi a Milo Manara). Questa collana si distingueva non per una scelta di fumetti particolarmente eccelsa (ma sicuramente interessante per certi personaggi, per esempio Superman), ma per un introduzione a ciascun personaggio e ai propri autori il più delle volte molto ben fatta, sintetica ma al tempo stesso esauriente e che invogliava all’approfondimento e alla lettura. Io stesso senza quel volume non avrei mai imparato ad apprezzare fino in fondo il personaggio di Hulk (e molti altri). Una lettura interessantissima. Credo che attraverso il peer2peer si possa recuperare in qualche maniera – gli altri metodi credo siano piuttosto macchinosi e non garantiti. Davvero, una grande raccolta, fatene una scorta se vi riesce.

    Vedo che mi sono lasciato andare nella grafomania. Spero di essere rimasto lucido fino in fondo…

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