funny games

locandina funny games

Due giovani – biondi e biancovestiti – penetrano in una bella casa di campagna, devastando con violenza e sadismo le esistenze della famiglia che aveva deciso di passarvi le vacanze.

Funny games è un film bellisimo e scioccante che offre numerosi spunti di riflessione. Eccoli:

Riflessione socio-psicologica (contenuto). L’elemento più inquietante della pellicola è il rifiuto di qualsiasi tipo di spiegazione. Gli atroci “giochi” in cui vengono coinvolti i tre impotenti membri della famiglia che di lì a poco verrà sterminata non hanno alcuna motivazione: la cattiveria dei due aguzzini è totale e fine a se stessa. Se proprio si vuole trovare un appiglio di razionalità alle loro azioni si può ricondurre l’etica del film a un insano quanto distorto antiborghesismo: la famiglia torturata è ricca da fare schifo, ed è proprio il benessere a ritorcersi contro di essa – benessere che permette loro di passare le vacanze in una villa di campagna perfettamente isolata e lontana dalla civiltà, dalla quale nessuno può sentire spari nè grida d’aiuto. L’unica possibile via di fuga (una volta che i carnefici hanno sprangato il cancello d’ingresso) è rappresentata da una barca ormeggiata sulle rive di un laghetto, ma anche questo esempio di estremo benessere (la vela è lo sport da ricchi per eccellenza) si ritorce contro la povera famigliola: il lago diventa nel finale la tomba di mammà (la splendida Naomi Watts). Il regista (Michael Haneke) non sembra però troppo intenzionato a puntare sul movente “rivoluzionario” dei due aguzzini (moderni e angelici Charles Manson), dipinti anch’essi come due fighetti annoiati (sebbene delle loro vite in realtà nulla si sappia. Così come nulla si sa della vita della famiglia, elemento che permette di attribuire alla vicenda un carattere “esemplare”, come si trattase della versione noir di una parabola biblica).

Riflessione estetica (forma): come detto, Funny games è un film estremamente bello da vedere. La regia è al contempo didascalica e originale, apparentemente invisibile ma in realtà subdola e spiazzante. Tanto per fare un esempio: inquadrare un particolare oggetto (in questo caso un coltello) che nessuno dei protagonisti della pellicola si accorge di aver dimenticato da qualche parte (in questo caso su una barca) è il classico espediente con cui tutti i registi da cent’anni a questa parte sembrano volerci dire: “Ehi, attenti, questo oggetto tornerà nel corso del film, e sarà molto importante!”. Peccato che l’impreparata Naomi Watts, una volta entrata in possesso del coltello, si faccia scoprire dagli aguzzini nel giro di cinque secondi scarsi, vanificando tutta l’aspettativa riposta dallo spettatore nell’ultima speranza di salvezza della bella mammina. Ulteriori elementi di originalità registica sono rappresentati dalla curiosa abitudine di uno dei due cattivoni (Michael Pitt) di parlare direttamente in camera, rivolto allo spettatore (come se il massacro da lui perpetrato fosse un innocente giochino televisivo alla Mai dire banzai: cattivo ma in fondo innocuo) e dall’assurda “scena del rewind”: la violenza (sempre relegata elegantemente nel fuoricampo) viene desacralizzata e postmodernizzata in ogni modo, strappando persino qualche sorriso allo spettatore (che non può di conseguenza non sentirsi in colpa. Così come non può non sentirsi in colpa – e qui chiamo in causa i soli maschietti – per aver apprezzato le forme mozzafiato della Watts, che per una buona mezz’ora gira per il set in mutandine e reggiseno in attesa di uno stupro che non avviene mai). Come non citare, infine, la splendida prova dell’intero cast? Haneke è uno che gli attori sa farli recitare come dio comanda. Personalmente mi sono anche riconciliato con il grande Tim Roth, che in Hulk aveva dato pessima prova di sè.

Riflessione cinefila: sono tre, principalmente, i film che Funny games riporta alla memoria. Innanzitutto Arancia meccanica, la somiglianza con il quale è stata furbamente sbandierata nel trailer. Poi Nodo alla gola, capolavoro di Hitchcock cui l’accomuna la vacua inspiegabilità dell’omicidio e la probabile tensione omosessuale tra i due assassini. Infine il Salò di Pasolini. Devo ammettere di non aver mai affrontato la visione di questo film per questioni “affettive” (la mia ex ragazza, per la quale conservo nonostante tutto e se non altro una certa stima intellettuale, mi ha sempre sconsigliato di vederlo. Il perchè non vi riguarda), eppure da quanto mi è capitato di leggere o sentire penso che i punti in comune non siano pochi.

Riflessione sardonica: la versione di Funny games che potete gustarvi al cinema in questi giorni è un remake (assolutamente identico scena per scena) dell’omonimo film che lo stesso Haneke diresse in Austria nel 1997. Cambiano solo gli attori e l’ambientazione. Evidentemente il regista ha capito che gli americani hanno il cervello grande come una nocciolina e non sanno apprezzare nulla che non trasudi stelle e strisce da tutti i pori. E il fatto che la nuova versione sia identica all’originale suona tanto come una presa per i fondelli al povero Zio Sam.

Un film da vedere, come avrete capito.

Alberto Gallo

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6 thoughts on “funny games

  1. Questo film si diverte proprio a prendere per il naso gli spettatori. In questa finzione scenica viene messa in rappresentazione una forma di violenza tanto plausibile da ancorarti alla seggiola, e ti mostra gesti tanto quotidiani e naturali, come lavare l’insalata, che è inevitabile pensare alla semplicità con cui si può verificare un’occorrenza del tutto simile a quella raccontata in questo film. In genere i film dove la violenza viene mostrata nella sua semplcità vengono subito collocati politicamente verso destra, ma è un errore o una comodità o un gesto stereotipato e piuttosto banale. Ci sono momenti in questo film in cui dentro di sè si desidera una forma di risposta violenta, anche soltanto verbale. Perché nella sua semplicità questo film svela tutta la fragilità di certe maniere moderne che si basano su forme di interazioni cordiali che assopiscono in qualche maniera lo spirito di reazione. Di fronte a un sottile gioco psicologico messo in atto sin dai primi scambi di battute cruciali si desidererebbe una risposta a tono che si dà per scontata. Ma non è così. Le persone prese alla sprovvista protagoniste di questo film sono persone certamente benestanti, ma pur sempre persone qualunque, si potrebbe trattare di chiunque, in fondo. Il regista in questo film se la ride, ma se si tratta di una risata maliziosa di fronte alla polemica “artistica”, il discorso prende un’altra piega di fronte al problema sociale, morale, esistenziale – insomma: può capitare di ritrovarsi davanti al puro male fine a sè stesso, cosa fare? La finzione realistica di questo film, come si potrebbe pensare dalle battute finali, è piuttosto inesorabile. Come porsi davanti al problema? Il regista a questo punto guarda lo spettatore compiaciuto e ammicca, fa spallucce, e rimette la palla al centro. Ma lo spettatore, finito il film, non si sente proprio proprio tranquillo. O forse è solo un problema mio: alcuni tizi che erano in sala al termine dello spettacolo commentavano, scandendo bene le parole, “che cazzata”. Non sono d’accordo. Forse nel 1997, quando si era ancora quasi ottimisti nei confronti del futuro, il film non aveva attecchito, ma dal 2001 in poi le cose sono piuttosto cambiate. Se non si ha un buon rapporto con la casualità delle cose della vita forse è il caso di lasciar perdere questo film…o se non altro di sospendere un bel po’ il giudizio.

  2. Beh che dire…di certo non è il tipo di film che la gente spera di vedere di fronte ad un pacco di pop corn…violenza gratuita, assenza di colpi di scena che diano una svolta ottimistica al film e soprattutto assenza di un senso generico. 2 ragazzi pazzi ( o non…se lo sono nn emerge il perchè…ma in fondo nn emerge il perchè di nulla) che si divertono a giocare in maniera macabra cn delle famigliole abitanti in delle casette lontane dal resto della società. Per quanto riguarda l’argomento meta-cinema…beh ragazzi direi che è tutto abbastanza vero no? abituati ai soliti film dove tutto prende sempre una bella piega…nessuno di noi si è mai accorto di quanto partecipazione lo spettatore mette in atto quando guarda un film…Funny games ce lo fa notare esplicitamente…la scena del coltello, chi nn ha pensato “quel coltello sarà un oggetto chiave…al 90% servirà al protagonista (o alla…come in questo caso) per risolvere il problema…geniale (mi ha lasciato pe un bel pò di tempo senza parole)la scena del bimbo che muore…prima di tutto perchè di solito i bimbi nn muoiono in questo genere di film…ma la cosa che mi ha colpito di + è la assurda pantomima che mettono in atto i due genitori successivamente…chi prende il telefono e lo asciuga con il fon…chi mangia un pezzo di pane…la moglie che lo bacia e gli dice ti amo…per nn parlare della lentezza con il quale i due compiono le azioni…cazzo hanno appena spappolato il cranio a tuo figlio dov’è finita la tradizionale drammaticità della scena?! sembra quasi che nn sia successo nulla di che…in quel momento si preoccupano di + della batteria del cellulare che di quel povero bimbo morto…dp una ventina di minuti di incredulità mi è venuto da sorridere per ciò che stavo guardando…notevole direi.
    Haneke rende lo spettatore quindi partecipe al film, mettendolo di fronte a scene che rievocano il suo subconscio più recondito…chi nega ciò è solo uno che nn riflette e che non accetta che una parte di se stesso sia un pò…come dire…perversa. Non so voi ragazzi ma io nonostante la tragedia in atto, per qualche minuto ho spostato la mia attenzione sul sedere e sul seno della bella Naomi…anzi diciamola tutta…in fondo in fondo chi nn desiderava un bello stupro in piena regola…? per quanto riguarda il fatto del remake…mi trovo pienamente in accordo cn il sig. Alberto Gallo…i modelli americani oggi come oggi fanno più successo dei loro colleghi di diversa nazionalità…quindi la maggior pubblicità per il film è stato l’unico vero motivo che ha incentivato Haneke a girare questo “Remake” che nn diverge quasi in nessun dettaglio dal suo vecchio ma allo stesso tempo degno “Originale”

    un saluto ciausss^^

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