denti

locandina denti

«Non è un incubo!»

È con queste parole di orrore che un malcapitato ginecologo si rende conto del piccolo problema di una sua paziente: una minacciosa fila di denti aguzzi nei reconditi del suo sesso.

Avete capito bene: questa cosa che per comodità chiameremo film parla della vagina dentata, mito vecchio come l’uomo (o quantomeno vecchio come la paura del maschio di trovarsi di fronte una femmina con manie di castrazione) che già fu al centro di alcuni studi di Freud.

È talmente evidente ed esibito il cattivo gusto di questo film che parlarne male sarebbe troppo facile e noioso. Nonché poco costruttivo. Come dovrebbe reagire un serio critico cinematografico di fronte a piani ravvicinatissimi di peni mangiucchiati, dita mozzate da una vulva, inquadrature da soap opera, musiche da film porno e battute che neanche Lino Banfi?

Il fatto è che questa pellicola è capace raggiungere vertici di kitsch e squallore talmente elevati (vedi alla voce “trash”) da superare le suddette categorie per meritarsi piuttosto il titolo di provocazione dadaista.

Perché tutto è troppo brutto per essere preso sul serio.

A cominciare da quelle torri da centrale nucleare dalla forma evidentemente fallica che, poste in apertura di film, vorrebbero forse suggerire allo spettatore che la causa della strana caratteristica della protagonista è una mutazione genetica dovuta a qualche fuga radioattiva. Ipotesi ulteriormente avvalorata dal fatto che qualche minuto più tardi vengono mostrate su una tv alcune immagini di un b-movie degli anni ’50 su uno scorpione gigante.

C’è poi la figura di Brad, fratellastro della protagonista Dawn, che sodomizza una ragazza mentre nella stanza accanto la madre sta tirando le cuoia.

Per non parlare dell’atmosfera di inquietante sessuofobia che avvolge tutto il film, ambientato in un’America che più “piccola” non si può, dove il sesso è considerato un peccato mortale e chi lo pratica è in un modo o nell’altro una persona orribile.

Ed è questa, in fin dei conti, l’unica chiave di lettura vagamente credibile di Denti: una critica al puritanesimo americano. Ma una critica talmente morbosa e “sporca” da far quasi rimpiangere le interviste in cui Britney Spears affermava con orgoglio, forse credendoci davvero, di essere ancora vergine.

Eppure questo film, nella sua stupidità di fondo, un pregio enorme ce l’ha: quando abbandona le terribili velleità horroristiche che comunque lo caratterizzano per l’80% circa della sua durata fa dannatamente ridere. E non sto parlando di risatine da intellettuali che si trovano per sbaglio di fronte a un film del cavolo: sto parlando di risate da tenersi la pancia e asciugarsi gli occhi.

Perché, se ancora non lo aveste capito, Denti è un film comico.

Alberto Gallo

Ps: non ho mai visto niente girato da Ed Wood, ma credo che il regista della vagina dentata, tal Mitchell Lichtenstein, che dicono essere figlio del mitico Roy, possa giocarsela con lui per il primato di Worst Director of All Time.

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6 thoughts on “denti

  1. mah, secondo me parlare bene di un film del genere è una presa di posizione un po’ snob e aprioristica. come quelli che rivlutano la commedia sexy italiana degli anni ’70: pura esaltazione della bruttezza.
    Alberto

  2. Il film mi affascina anche solo per la discussione che crea – anche se non credo lo vedrò mai – . Sembra che l’unica cosa impossibile da fare di fronte ad un film del genere è un’alzata di spalle. Di solito sostengo fortemente le opere che “dividono”, ma una vagina coi denti… Non so, forse è troppo anche per me.

  3. …ma dì la verità che quando l’hai visto ti è venuto un brivido freddo alle “parti basse” e per quello sei rimasto traumatizzato… 🙂

    Come va lo stage giornalista?!?

    Se passi di qua ho gli accrediti per il Milano Film Festival… 🙂

    A presto!

    Gig:)

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