kung fu panda

locandina kung fu panda

La Dreamworks colpisce ancora, estraendo dal cilindro l’ennesimo cartone animato digitale che è un piccolo capolavoro.

Stavolta il protagonista è un goffissimo panda (cinese, ovviamente) di nome Po, figlio di una specie di anatra (esatto, un’anatra!) che gestisce un chioschetto di noodles, quei miseri spaghettini in brodo che tanto piacciono ai cinesi. Il sogno di Po è diventare un lottatore di Kung Fu come i suoi idoli Scimmia, Tigre, Mantide, Vipera e Cicogna, di cui conosce vita, morte e miracoli e di cui possiede pure i pupazzetti. Un giorno, per caso, riesce a coronare il suo desiderio: il vecchio e un po’ rimbambito maestro Oogway (una tartaruga) riconosce in lui il leggendario Guerriero Dragone, catapultando la vita del povero panda in un mondo sconosciuto dove sarà costretto a confrontarsi con temibili nemici (il perfido leopardo Tai Lung) ma soprattutto con se stesso e i suoi limiti.

Il film è tutto qui. Come spesso accade nei cartoni animati ci troviamo di fronte a un semplice racconto di formazione, al termine del quale l’eroe scopre aspetti di se stesso (generalmente positivi) che non sospettava di possedere. Si tratta in fin dei conti dell’ennesima variazione sul tema del “prescelto”, individuo generalmente un po’ sfigato (Luke Skywalker, Neo e chi più ne ha più ne metta) dal quale per un motivo o per l’altro dipendono le sorti dell’umanità o di parte di essa. Il tutto condito, come in quasi tutti i cartoni animati moderni, da gag spesso irresistibili e una tecnica di disegno sempre più perfetta.

Non al livello degli insuperabili Shrek (più cattivo e postmoderno), L’era glaciale (più divertente) e Nemo (più commovente), ma poco ci manca.

Alberto Gallo

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9 risposte a "kung fu panda"

  1. Mi spiace, ma non son d’accordo– Solita robetta di animazione americana pixellata (che non è che una ripresa di luoghi comuni abilmente — ma neanche tanto abilmente — ammassati): animali antropomorfi, tanto simpatici, un protagonista, vari side-kick, l’allenamento, il trionfo finale, l’ammiccamento ai media (vedasi il sogno iniziale fatto a mo’ di filmato d’anticipazione ad una telecronaca televisiva) che fa tanto post-moderno (ma fatemi il piacere). Tanti buoni sentimenti: credi in te, credi in te, credi in te. Slogan fideistico di un’America abbastanza vomitevole — anche se è per i bambini, si dice, e quindi va bene. Un film inutile, appena sufficiente, esattamente come “Surf’s Up” l’anno scorso.

  2. sono anche d’accordo sul fatto che i cartoni animati siano un po’ ripetitivi e abbiano tutti la stessa morale. ma d’altronde va anche bene così: sono divertenti e per un pubblico di bambini possono risultare in qualche modo istruttivi.
    se poi da un film si richiede spessore, certo, è meglio rivolgersi altrove. ma questo bisognerebbe saperlo anche prima di entrare in sala a vedere un film che si intitola “kung fu panda”.
    alberto

  3. Io proporrei di andare a vedere assieme al compagno Alberto (uno dei due quello che preferite) il lungometraggio di Lavoratore&Parassita, che saprà finalmente introdurre dei concetti nuovi e innovativi da insegnare alle generazioni del futuro.

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