doomsday

locandina doomsday

Vale la pena di riportare per esteso la trama di questo film. Credetemi, è semplicemente esilarante.

Dunque.

Nel duemila e qualcosa (non so precisamente quando perchè sono entrato in sala con un paio di minuti di ritardo per la prima volta in vita mia… un segno?) un terribile virus colpisce la Scozia, portando morte, distruzione e bla bla bla. Il governo inglese decide pertanto di isolare la regione contagiata edificando un enorme muro invalicabile lungo l’antico Vallo di Adriano.
Trent’anni dopo anche Londra viene colpita dal virus letale. Un gruppo di coraggiosi (capeggiati dal maggiore-top model Eden Sinclair) viene inviato in quella che fu la Scozia per cercare di capire se qualcuno tra i sopravvissuti abbia inventato un antidoto al morbo.
E qui inizia il bello, perchè la zona infetta in trent’anni si è trasformata in una specie di inferno postmoderno dominato da due bande rivali, una che si rifà all’estetica punk (capelli a punta di ogni colore, pantaloni di pelle strappati, borchie, musica a volume assordante) e l’altra che è regredita al Medioevo (con tanto di duelli, prigionieri gettati nelle segrete e vestiti in puro stile Robin Hood).
Neanche a dirlo, i militari inglesi vengono fatti prigionieri. Costretti a subire ogni sorta di violenza, riescono a scappare rombando su una modernissima automobile sportiva lasciata per caso da non si sa chi in una grotta, dove, ancora per caso, c’è pure uno scatolone pieno di telefonini satellitari, con i quali i prigionieri chiamano gli inglesi oltre il muro e si salvano. Di antidoto non c’è traccia, ma il sangue degli immuni potrà essere analizzato per trovarne uno.

Se tutto ciò non vi sembra abbastanza stupido provo a ridescrivere la faccenda con altre parole: immaginatevi il cast del Signore degli anelli che combatte contro un esercito di emuli di Johnny Rotten e insieme si alleano per sconfiggere quattro-dico-quattro militari inlgesi capeggiati dalla versione figa di Miss Universo.

Il tutto, ovviamente, condito da: a) una serie apparentemente infinita di frasi fatte da action hero che neanche Rambo; b) una sfilza di luoghi comuni postapocalittici che mischia Mad Max, L’esercito delle 12 scimmie, 28 giorni dopo, Io sono leggenda e chi più ne ha più ne metta, banalizzandoli e ridicolizzandoli; c) una sceneggiatura grondante incongruenze e aporie.

Ecco, questo è Doomsday.

Uscito nelle sale italiane giusto nei giorni in cui il mondo rischia davvero di scomparire come una bolla di sapone (non ci credete? Leggete qui).

Come disse Cesare Pavese: “perdono tutti e a tutti chiedo perdono”. Ma se questo è l’ultimo film che ho visto in vita mia me ne vado proprio con l’amaro in bocca.

Alberto Gallo

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