changeling

locandina changeling

C’è poco da fare: Clint Eastwood proprio non ci riesce a girare un film brutto. Di più: il vecchio regista californiano sembra ormai del tutto incapace di produrre pellicole che non siano quantomeno interessanti, coinvolgenti, intense e memorabili. Changeling è l’ennesimo capolavoro di un autore che, specialmente negli ultimi vent’anni, non è stato secondo a nessuno.

Come nei Ponti di Madison County e in Million dollar baby, protagonista è ancora una donna forte che si trova a combattere in un mondo di uomini e donne non più forti di lei ma decisamente più prepotenti. 1928: Christine Collins (un’ottima Angelina Jolie) vive con suo figlio Walt in una villetta di Los Angeles. Sono felici, non hanno che l’un l’altro per sostenersi e andare avanti. Ma un giorno Walt sparisce nel nulla. Christine, disperata, si rivolge alla polizia, che dopo settimane di ricerche annuncia il ritrovamento del bambino. Peccato che si tratti del bambino sbagliato. Inizia quindi il calvario della madre, che cerca in tutti i modi di rendere pubblica l’inefficienza delle forze dell’ordine (corrotte, violente e incompetenti) e che per questo viene spedita in manicomio dalla stessa onnipotente polizia. Ad aiutarla nella sua lotta (che in parte risulterà vincente) rimane soltanto un predicatore attivista, il reverendo Gustav Briegleb (John Malkovic).

La ricostruzione della California degli anni ’20 è sobria ed elegante, così come le musiche (del regista stesso), la recitazione, i dialoghi e la regia: impossibile trovare anche solo una minima traccia di enfasi o retorica nei 141 minuti di Changeling, che scorrono in un lampo e riescono nella difficile impresa di coinvolgere lo spettatore senza alcun ammiccamento sentimentale o commerciale. Eastwood ci sbatte in faccia tutta la bruttura di una situazione incredibilmente drammatica senza mai scadere nel banale, nel violento o nel pornografico, anche se lo script offrirebbe, specialmente nella seconda metà, parecchi spunti per cedere a simili tentazioni. Il regista, che non a caso alcuni critici hanno soprannominato l’ultimo dei classici, dimostra per l’ennesima volta di possedere la difficile arte della misura, della continenza, della sobrietà. Tutto ciò senza che venga meno l’empatia con le vicende narrate.

Changeling – pellicola che riporta alla mente, per spirito e ambientazione, storie tra loro diversissime come Serpico, A sangue freddo, Gone baby gone e Mystic river dello stesso Eastwood – è uno dei migliori film dell’anno: chissà se l’Academy se ne accorgerà. Per il vecchio cowboy non sarebbe la prima volta.

Alberto Gallo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...