revolutionary road

locandina revolutionary road

Frank e April Wheeler sono la classica coppia americana anni ’50 che centinaia di film e romanzi ci hanno insegnato a conoscere: insoddisfatti, ipocriti, borghesi, annoiati, frustrati ecc… Lui, impiegato, la tradisce; lei, casalinga, conduce un’esistenza vuota e banale. Fino al momento in cui, memore dei sogni di gioventù, April propone al marito di mollare tutto e andare a vivere a Parigi. Sulle prime Frank sembra convinto, ma quando il capo gli offre una promozione che potrebbe dare una svolta alla sua carriera ogni certezza vacilla, provocando nella coppia una ferita insanabile.

Dieci anni dopo American beauty, il regista Sam Mendes torna sul luogo del delitto, ovvero sulla crisi della famiglia nella società contemporanea. Certo, tra le vicende dei due film intercorre quasi mezzo secolo, ma le affinità sono evidenti: la villetta nei sobborghi, l’ufficio soffocante, i vicini, la verità mascherata da follia… Gli anni ’90 non erano poi così diversi dall’epoca dei nostri nonni. Differente era semmai l’inquietante maschilismo di quella società: laddove in American beauty era Carolyn (Annette Bening) a tenere le redini del gioco, in Revolutionary road April (Kate Winslet), nonostante la forza di spirito che la contraddistingue e che contribuisce a renderla un personaggio moderno, è costretta a subire passivamente le nevrosi e i malumori di Frank (Leonardo Di Caprio). Il quale, messo alle corde per il suo egoismo, minaccia di spedirla in manicomio (sotto molti aspetti il personaggio della Winslet ricorda da vicino quello interpretato nel 2002 da Julianne Moore in The hours). Ma il film sembra rifiutare qualsiasi tipo di schieramento: sebbene le simpatie dello spettatore non possano che andare a April, la donna è dipinta a sua volta come un’egoista, capace di mandare all’aria un matrimonio per un capriccio non soddisfatto.

Revolutionary road è uno spietato ed elegantissimo saggio sul conformismo, in grado di coinvolgere lo spettatore nonostante la sua freddezza formale e l’esasperata staticità registica. Ottima l’interpretazione dei protagonisti (di nuovo insieme dieci anni dopo Titanic), ma il personaggio più memorabile è sicuramente il “matto” interpretato da Michael Shannon.
Dopo American beauty il film più riuscito di Sam Mendes, nonostante qualche prolissità di troppo e la smania di spiegare ogni cosa fin nei minimi particolari. Se il regista fosse stato in grado di “asciugare” qua e là staremmo parlando di un autentico capolavoro.

Alberto Gallo

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4 thoughts on “revolutionary road

  1. Secondo me Mendes aveva molta più smania di spiegare e di suggerire inteprertazioni in American beauty che qui. Infatti io ho preferito questo film al primo. Ma lo sai che mentre guardavo il film, anche a me è venuta in mente Julianne Moore in The hours?

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