lezioni d’amore

locandina lezioni d'amore

Luogo comune vuole che da un bel libro non possa che nascere un brutto film e viceversa. E sebbene le eccezioni non manchino – si pensi per esempio ad Arancia meccanica, Il padrino o Apocalypse now/Cuore di tenebra – in fondo si tratta di un luogo comune abbastanza veritiero.
Che dire allora di questo film tratto dall’Animale morente, meraviglioso romanzo breve di Philip Roth? Bella sorpresa o delusione? Forse nè l’una nè l’altra cosa.

Sorvolando sul titolo (vergognoso in italiano, banale – Elegy – in inglese. Chissà poi perchè The dying animal non andava bene) e trascurando i raffronti con l’opera originale (sì ok, ci sarebbe molto da dire, ma si tratterebbe di un esercizio ozioso interessante solo per quanti abbiano letto il libro. Che tra parentesi mi permetto di consigliare), si può dire che il film sia un’opera interessante per quanto a tratti banale e decisamente troppo lunga: la vicenda, piuttosto semplice – un professore sessantenne instaura una relazione amorosa con una studentessa di origini cubane che si ammala di cancro -, è narrata con garbo e semplicità, sebbene non manchi una certa dose di luogo comune (la pianta che sfiorisce è una metafora della vecchiaia davvero troppo scontata); la scelta degli attori (Penelope Cruz e Ben Kingsley) è soddisfacente, così come la loro recitazione sotto le righe; le musiche (c’è molto Satie) minimali e bellissime. Ciò che rende Lezioni d’amore un film carino e non memorabile è, da un lato, la mancanza di “verve” (il discorso sessuale si ferma abbastanza in superficie e solo raramente morde come dovrebbe, tanto che spesso si sfiora il sentimentalismo), dall’altro il finale stiracchiato: se la pellicola terminasse con la scena delle foto il valore dell’opera risulterebbe decisamente più elevato.

In conclusione un piccolo pensiero. Philip Roth è forse il più grande scrittore americano vivente: è un vero peccato che nessuno dei suoi romanzi abbia avuto grande fortuna (artistica e commerciale) in versione cinematografica. Quand’è che qualche regista con la R maiuscola si deciderà a trasporre sul grande schermo Pastorale americana o Ho sposato un comunista? Aspettiamo fiduciosi.

Alberto Gallo

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One thought on “lezioni d’amore

  1. La tua recensione è puntuale. Aggiungerei le valenze alleniane della prima parte della pellicola, (gli interni abitativi, alcune battute sull’età, la velocità degli accadimenti). La seconda parte è decisamente più scontata, cade proprio nel sentimentalismo e non è funzionale agli assunti iniziali del film. Tutto l’essere jew di Roth (comprese le sovrapposizioni alleniane) è compresso nei primi 30 minuti. Poi, il ravvedimento, i sensi di colpa, la “speranza” sono decisamente cattolici (assai poco protestanti) e segnano un po’ la caduta di quello che avrebbe potuto essere un bel film, un gran bel film addirittura alla stregua di un “The hours”.

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