niente velo per jasira

locandina niente velo per jasira

No, state tranquilli, il chador non c’entra niente: non siamo di fronte al solito polpettone sullo scontro di civiltà tipo “condizione della donna mediorientale negli Stati Uniti del post 11 settembre”. Il titolo italiano, tanto per cambiare, è fuorviante (ma devo dire che anche l’originale Towelhead non è particolarmente illuminante). Sì, ok, Jasira, la tredicenne protagonista del film, è figlia di un immigrato libanese trasferitosi a Houston, che sebbene un po’ stronzo non è però il classico oltranzista musulmano. Anzi, nella sua ansia di sentirsi accettato in America il personaggio in questione si è pure fatto cristiano.
Ma non è questo il punto.
Il punto è il sesso.
Che coinvolge completamente la giovane Jasira e in un certo senso, forse non traumatico ma nemmeno del tutto felice, ne sconvolge la vita. Su di lei, infatti, complice il suo aspetto avvenente ancorchè fanciullesco, si catalizzano le attenzioni di tutti i maschi con cui in un modo o nell’altro le capita di trovarsi a contatto: l’amante di sua madre, il compagno di scuola, il vicino di casa. E lei, ansiosa di scoprire le gioie del sesso, non esita a ricambiare ingenuamente le loro attenzioni. Ovviamente tutto ciò al padre, che come si è detto è un po’ stronzo, non piace affatto. E non piace nemmeno ai suoi vicini di casa – gli altri, quelli con la testa sul collo – che decidono di salvarla dalle tentazioni pedofile di Mr. Vuoso (si chiama proprio così, ed è interpretato da Aaron Eckhart).

Niente velo per Jasira, scritto e diretto da Alan Ball, già sceneggiatore di American beauty, esce nelle sale italiane con due anni di ritardo, e me ne domando la ragione. Non la ragione dei due anni di ritardo, ma quella della sua uscita. Dato che di questo pasticcio superkitsch che non va da nessuna parte se ne poteva fare tranquillamente a meno. Vorrebbe forse essere un film indipendente e naïf alla Juno, ma ciò che ne risulta è un ibrido pseudotelevisivo con toni da telenovela e giusto un po’ di ironia a stemperare il tutto. Non si capisce nemmeno la scelta di ambientare la vicenda nel 1991, durante la prima guerra del Golfo, dato che si tratta di un periodo storico decisamente simile a quello attuale (o quantomeno decisamente simile alla recente era W) e che comunque sfiora solo marginalmente le disavventure della giovane Jasira.

Un film prescindibile, povero e sciatto sotto ogni punto di vista. Solo l’interpretazione della protagonista (Summer Bishil, californiana classe ’88) si salva dalla mediocrità generale. Speriamo di vederla ancora.

Alberto Gallo

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