il mio vicino totoro

locandina totoro

Come ha fatto l’Italia – sempre e comunque indietro, in ogni situazione – a resistere per più di vent’anni senza quest’adorabile e pelosissima creatura dei boschi di nome Totoro? Senza il film d’animazione che lo vede protagonista, uno dei primi capolavori del genio giapponese Hayao Miyazaki? Senza Satsuki e Mei, le due piccole bimbe che un giorno lo incontrano sotto un enorme albero di canfora e non se ne separano più? Senza il Gattobus, servizievole e sornione? Senza queste immagini di straordinaria tenerezza e poesia panteistica? Senza questi disegni, così semplici e così perfetti? Senza questa visione della vita e della natura così positiva, armoniosa e piena di speranza?

Non lo so.

So soltanto che questo film – uscito in Giappone e in tutto il mondo nel 1988 ma distribuito da noi solo in questi giorni sull’onda della tardiva fama di Miyazaki – è un capolavoro, uno dei cartoni animati più belli di tutti i tempi. Forse, a differenza di alcune pellicole d’animazione che hanno riscosso grande successo negli ultimi anni (mi riferisco a Persepolis, a Valzer con Bashir, ad Appuntamento a Belleville, ma anche ad alcuni cartoni digitali americani e alle ultime fatiche dello stesso Miyazaki) e che hanno contribuito allo sdoganamento di un genere ora apprezzato da cinefili di tutte le età, Totoro si rivolge prevalentemente a un pubblico di bambini. Ma si tratta di un’opera talmente commovente, divertente e originale che è impossibile non innamorarsene. Anche se l’infanzia, come per chi scrive, è lontana da un pezzo.

Alberto Gallo

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19 risposte a "il mio vicino totoro"

  1. Perché forse le produzioni sono interessati a film di sicuro successo commerciale? Secondo me, bastava che qualcuno si decidesse di doppiarlo e di proporlo per l’home video ed avremmo evitato di attendere 20 anni!

  2. Se non fossi già sistemata, se tu non fossi così giovane e se io non odiassi profondamente la ritualità del matrimomio, per questa affermazione potrei anche sposarti! 😉

    Anche se “La citta incantata” se la gioca bene con “La principessa Mononoke”.

  3. Caro Alberto, ovviamente mi trovi d’accordissimo su tutto. Tonari no Totoro è un vero e proprio gioiellino. Miyazaki ha la capacità straordinaria di creare mondi incredibili sospesi tra reale e fantastico (e qui di sicuro la tradizione giapponese gioca un ruolo fondamentale) e soprattutto dei personaggi indimenticabili (i miei preferiti sono i nerifuliggine, che ne “La città incantata” mangiano biscottini a forma di stellina colorata). E poi i bambini! Ma quanto sono reali questi bambini?! Negli atteggiamenti, negli sguardi… Straordinari.
    Se fosse uscito nel 1988 probabilmente sarebbe stato uno dei must della mia infanzia. Ma allora andava solo la Disney…

    PS. “La principessa Mononoke” non lo batte nessuno, eheh!

  4. “mononoke” non lo conoscevo, è il prossimo che guarderò!
    a me fa impazzire anche “porco rosso” (che tra l’altro lusinga anche il mio orgoglio campanilistico: è ambientato in italia e vi appare la mole antonelliana!)
    alberto

  5. Meglio lo spam che commenti tutti eccitati a farsi i fichi a dimostrare chi ne ha visti di più
    Sì, parlo con te, tina
    la parola poser ha un nuovo significato sul dizionario: tu

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