baarìa

locandina baarìa

Considerata l’enorme mole di difetti e punti deboli dell’ultimo film di Giuseppe Tornatore, troppi e troppo evidenti, ho deciso di organizzare il discorso in tre agili punti, consultabili in ordine sparso secondo il proprio gusto:

1) L’intreccio narrativo. Confusionario, già visto, poco coinvolgente. Dopo 150 minuti di proiezione ancora non si riesce a capire bene di cosa parli questo film: di un paesino della Sicilia e, per sineddoche, dell’Italia? Del Partito Comunista? Di una famiglia? Di una storia d’amore? Ma forse ci si dovrebbe piuttosto chiedere di cosa non parla, questa pellicola: della mafia, per esempio – che appare giusto in un paio di scene -, o della questione morale che più volte, dalla fine della seconda guerra mondiale, scosse le fondamenta del Pci – il problema viene liquidato con una singola frase: “In Unione Sovietica ho visto cose terribili”. Ma l’apice della pacchianeria di Baarìa sta forse nell’ultima scena, in cui il protagonista torna bambino e si accorge di aver sognato tutto, svegliandosi stralunato nella Bagheria dei nostri giorni. So che può sembrare un espediente troppo brutto e troppo ruffiano per essere vero, ma è proprio così: Tornatore, specialmente in fase di scrittura, dev’essersi fumato il cervello, pensando magari di omaggiare in maniera originale il Leone di C’era una volta in America o persino il Pasolini dell’Edipo Re. L’impressione finale è che Baarìa sia, piuttosto che un film, il riassunto di un film, un Heimat mancato e commerciale, una Meglio gioventù per animi semplici: troppe le banalità, eccessivi i luoghi comuni.

2) L’estetica. Mi verrebbe da dire che Baarìa, con la sua banalissima costruzione dell’immagine, con le sue inquadrature perfettine già viste mille volte, con le sue luci e i suoi colori privi di profondità, sembra uno spot televisivo. Eppure esistono spot televisivi ben più complessi e belli da vedere. Particolarmente stucchevole risulta l’abuso di movimenti di macchina verticali (che sembrano voler imitare, senza successo, ancora Sergio Leone, ma stavolta il film di riferimento è C’era una volta il west) e di dissolvenze in nero.

3) La recitazione e la scelta degli attori. I due protagonisti (Margareth Madè e Francesco Scianna), rispettivamente i sosia di Sophia Loren e Richard Gere (frullato con Raoul Bova), sono quanto di più inconsistente e dimenticabile si possa immaginare, due volti messi lì apparentemente a casaccio per un pubblico internazionale che possa ritrovare nei loro lineamenti una presunta italianità (o meridionalità) che di fatto non esiste. Per il resto il cast poggia interamente sulla deprecabile consuetudine del cameo: attori più o meno famosi e personaggi più o meno famosi che si spacciano per attori (Laura Chiatti, Nino Frassica, Monica Bellucci, Ficarra e Picone, Enrico Lo Verso, Lina Sastri, Michele Placido, Raoul Bova, Luigi Lo Cascio…) appaiono sullo schermo anche soltanto per pochi secondi al solo scopo, presumo, di rendere il tutto maggiormente famigliare a un pubblico ben più avvezzo al piccolo che al grande schermo.

Per concludere mi limiterò ad avvisare i lettori più inesperti (gli altri dovrebbero saperlo già) sul fatto che il tanto celebrato Giuseppe Tornatore non è il grande regista che i media vogliono farci credere. Anzi, come cineasta è decisamente un bluff, al pari di Benigni, Placido, Giordana e molti altri – solo per limitarci all’Italia. C’è da dire, comunque, che quando Tornatore, evidentemente poco abile a separare le emozioni personali dal suo mestiere, torna nella natia Sicilia (era già successo con Nuovo Cinema Paradiso e Malèna) risulta particolarmente stucchevole e fastidioso. Chi volesse cercare il suo lato migliore dovrebbe forse recarsi a Trieste (La sconosciuta) o magari nella campagna francese (Una pura formalità).

Alberto Gallo

Annunci

7 thoughts on “baarìa

  1. Non ho ancora visto Baaria, perció non posso commentare, ma devo dire che non posso essere d’accordo con te per quanto riguarda Nuovo Cinema Paradiso. Lo sviluppo dei caratteri e della storia é tutt’altro che stucchevole, é una lettera d’amore per il cinema, che rimane uno dei miei film italiani preferiti, e di film in generale ne possiedo oltre duemila.
    Ovviamente questa é solo la mia opinione, ma e’ una che e’ condivisa da un bel numero di persone (8.4 il voto della gente comune su IMDB, e 91% il voto dei critici su RottenTomatoes).
    Per quanto riguarda Baaria, non mi posso certo esprimere, ma spero di farlo al piu’ presto. Vivendo a Londra é un po difficile trovare un cinema che lo faccia vedere al momento….

  2. ovviamente rispetto anch’io la tua opinione.
    per quanto riguarda le statistiche, però, ho qualche dubbio sulla loro validità: si basano su grandi numeri e ognuno può dire vagamente la sua senza starci troppo a pensare e senza motivare la sua scelta. il pubblico, poi, come ben si sa, spesso premia film di qualità scadente: basta che vai a guardare chi c’è in classifica in questo momento! pieraccioni, de sica ecc…
    comunque aspetto una tua opinione su “baaria” quando lo vedrai!
    e salutami londra!
    alberto

  3. Ho notato anch’io un intreccio piuttosto particolare (non so se sia un espediente già visto in quanto non sono appassionatissima di cinema) e soprattutto difficoltoso per il dialetto siciliano che però ritengo necessario ai fini dell’aderenza al suolo e all’epoca in cui è ambientato.
    Per quanto riguarda il “di cosa parla/di cosa non parla”, questo di solito succede anche nei libri, e io sto dalla parte di coloro che non ritengono necessaria una spiegazione chiara ed univoca, a volte ci può anche essere un messaggio che è solo sussurrato, solo accennato, e non per questo meno valido.
    Non ho mai sentito la necessità di una grande storia o di personaggi fortemente caratterizzati, completare la visione fornita dal libro/film potrebbe anche essere compito del lettore/spettatore.

    1. No, ma sono d’accordissimo con quello che dici: ci sono libri e film quasi privi di trama che amo tantissimo (un esempio su tutti: “Nel corso del tempo” di Wim Wenders). Diciamo che il mio discorso era più che altro un “Dove vuole andare a parare questo film”? Domanda che per quanto mi riguarda rimane ampiamente senza risposta. Né carne né pesce, insomma…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...