van diemen’s land

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Questo film è stato presentato in anteprima alla XXVII edizione del Torino Film Festival, domenica 15 novembre 2009.

locandina van diemen's land

Non si sa nulla di quegli otto detenuti in fuga per le inospitali foreste della Tasmania – perchè siano stati imprigionati, cosa facessero prima della deportazione, la loro età o il luogo esatto di provenienza. Tutto ciò che sappiamo è che sono uomini in fuga, disposti a tutto pur di sopravvivere in un ambiente ostile lontano da qualsiasi forma di civiltà. Siamo nel 1822, l’impero inglese è al suo apice e il concetto di diritto civile è ancora soltanto un’utopia. Gli otto fuggitivi lo sanno bene, e pur di non consegnarsi nelle mani dei carcerieri cominciano a mangiarsi tra loro, uno dopo l’altro, in preda al delirio della fame più nera. Si salvi chi può, il resto non conta. Uno dopo l’altro tutti i galeotti finiscono negli intestini dei compagni. Tutti tranne uno.

Ispirato a una storia vera (la storia di Alexander Pierce, impiccato per cannibalsimo nel 1824), Van Diemen’s Land è un film disperato e inquietante, una pellicola per stomaci forti che non lascia alcuno spiraglio a sentimenti di cameratismo, fratellanza o umanità: gli otto fuggitivi non diventano amici, non si aiutano l’un l’altro, non collaborano per sopravvivere a una natura ostile. Tutto ciò che fanno è sfottersi, insultarsi, odiarsi (anche per ragioni “etniche”: alcuni sono inglesi, altri irlandesi) e, infine, mangiarsi, con un senso di colpa di giorno in giorno sempre minore.

A metà strada tra Herzog e Papillon, il film di Jonathan auf der Heide, di produzione australiana, è un capolavoro di nichilismo totale, una pellicola capace di mostrare, senza mai scadere nella pornografia (la morte dei galeotti è quasi sempre relegata nel fuori campo), anzi con straziante e impassibile eleganza, tutta la violenza e la crudeltà di cui è capace l’uomo. Ma anche il freddo, la fame, la solitudine, la paura. Da non sottovalutare il discorso politico: Van Diemen’s land è la dimostrazione di come la violenza di stato, sotto forma di disumana prigionia, possa condurre l’uomo verso azioni ben più tragiche di quelle che vorrebbe punire. Una denuncia quantomai attuale.

Alberto Gallo

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3 thoughts on “van diemen’s land

  1. …e nelle foreste della Tasmania c’era una volta un uomo,sopravvissuto a sè stesso,che ha visto l’abisso dentro di sè,ed è tornato a (soprav)vivere. La natura ostile ci rende vulnerabili,capaci degli atti più turpi,come il cannibalismo…questo ottimo film ci ricorda chi siamo.

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