(500) giorni insieme

locandina 500 giorni insieme

Tom e Summer si conoscono in ufficio. Si piacciono. Si mettono insieme.
Tom è innamorato, Summer no. Dopo qualche mese Summer lascia Tom, che non riesce a farsene una ragione.
Fine.

(500) giorni insieme non è solo una piacevole commedia (anti)romantica, ma è anche e soprattutto la dimostrazione di come si possa ancora parlare in modo semplice, divertente, commovente e non banale dell’argomento più antico del mondo: l’amore non (più) corrisposto. Triste ma comune condizione che viene affrontata con piglio leggero e ironico, con un sacco di citazioni cinefile (dalla nouvelle vague a Bergman passando per Il laureato) e musicofile (si sente o si sente parlare di Beatles, Pixies, Smiths, Joy Division, Bruce Springsteen, Belle & Sebastian…) e con il ricorso a mille trucchetti cinematografici (split screen, scene in stile musical, salti cronologici, scritte in sovraimpressione…), magari un po’ da videoclip ma assolutamente efficaci. Un film che non sta mai fermo, un’opera entusiasta e ispirata che non vede l’ora di vomitare sullo spettatore tutto ciò che ha da dire, senza pause, senza retorica.
Si ride tanto, ci si commuove un po’ e alla fine si esce dal cinema anche un tantino più leggeri, consapevoli del fatto che, tutto sommato, la banda dei cuori solitari è ancora numerosa e solidale. E la verità (vi prego, sull’amore; in questo caso sull’amore a senso unico) sta tutta in un frase di Tom pronunciata verso la fine del film. Summer gli chiede: “Stai bene?”, lui risponde: “Starò bene, prima o poi”.
Un tutt’altro che happy ending pieno di verità e rassegnazione. Peccato soltanto per l’ultimissimo minuto di pellicola, eccessivamente ottimistico e hollywoodiano.

Ancora due parole per la meravigliosa, indescrivibilmente dolce e attraente protagonista (Zooey Deschanel, che sta seriamente minacciando il primato di Scarlett Johansson nella mia personale classifica delle bellezze cinematografiche) e – che novità! – per il doppiaggio, colpevole stavolta di aver storpiato il nome della protagonista da Summer in Sole, facendo perdere in tal modo il senso originario del titolo in inglese, (500) days of summer. Ok, va bene che in Italia la conoscenza della lingua inglese è generalmente pessima, ma fin lì penso che ci sarebbero arrivati più o meno tutti. E in ogni caso il titolo tradotto è fuorviante, dal momento che Tom e Summer stanno insieme molto meno di 500 giorni.

Si tratta comunque di un film da vedere, una delle commedie più originali dell’anno. Mi viene da pensare che se Woody Allen fosse oggi un giovane regista esordiente girerebbe forse un film non troppo dissimile da questo. O quantomeno (500) giorni insieme può essere considerato, se non l’Io e Annie, l’Harry ti presento Sally degli anni Zero. Che non è poco.

Alberto Gallo

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