tra le nuvole

locandina tra le nuvole

Ryan Bingham (George Clooney) di mestiere licenzia la gente. Non che sia proprio uno stronzo, ma… è uno sporco lavoro e qualcuno deve pur farlo. E poi è un impiego che permette di viaggiare molto in aereo, cosa affatto secondaria per Ryan, il cui obiettivo principale nella vita è accumulare miglia di volo per entrare in un club super esclusivo. Ma le cose, per il cinico e solitario tagliatore di teste, sono destinate a cambiare: la sorella sta per sposarsi, un’affascinante donna in carriera irrompe nella sua vita – e nel suo letto – e una giovane collega un po’ impertinente lo spinge a riflettere su alcuni aspetti importanti dell’esistenza.

Ormai abbiamo capito qual è la filosofia del regista Jason Reitman, giunto al suo terzo film dopo Thank you for smoking e Juno: affrontare in modo semplice semplice argomenti spinosi, al fine di ricavare succo di commedia da frutti altrimenti amarissimi. Nell’esordio si trattava di lobby del tabacco e tumore ai polmoni; in Juno il tema affrontato era quello dell’aborto; qui invece si parla di crisi economica e perdita del lavoro. Il tutto, va da sè, condito con dolciamare sottotrame sentimentali.

Ora, come approcciarsi a un’operazione di questo genere? Farsi trasportare dai buoni sentimenti e dalla faccia simpatica di Clooney, dimenticando che i problemi affrontati (o forse sarebbe meglio dire abbozzati) nella pellicola sono in realtà quanto di più drammatico si possa immaginare al giorno d’oggi, oppure storcere il naso per il facile ottimismo molto americano con cui vengono liquidate tematiche di urgente attualità?

Non lo so. Per quanto mi riguarda potrei anche optare per la prima scelta, dal momento che tutto sommato non credo necessariamente nella funzione politico-educativa del cinema – e meno male: ci credessi vivrei quotidianamente cocenti delusioni. Ma i fatti sono due: a) un conto è affrontare con leggerezza e ironia argomenti scottanti (tanto per fare i primi esempi che mi vengono in mente: la guerra fredda secondo Kubrick nel Dottor Stranamore; i problemi filosofico-esistenziali in moltissimi film di Woody Allen, compreso l’ultimo), un altro è sminuire i drammi sociali con happy ending fasulli e un’alzata di spalle. Che è proprio l’errore in cui cade Tra le nuvole, pellicola assolutamente incapace di trasmettere in modo convincente il senso di angoscia e frustrazione che prova chi perde un lavoro; b) la qualità della sottotrama sentimentale e degli aspetti più volutamente leggeri del film non è così elevata da far passare in secondo piano i carenti aspetti “di denuncia”. Certo, Reitman è un regista che ha una sua personalità; certo Clooney e la bella Vera Farmiga (già vista in The departed) se la cavano bene; certo alcune scene sono divertenti. Ma è tutto piuttosto dimenticabile, già visto, poco graffiante.

Insomma, una buona commediola, nè più nè meno, che non rovinerà la vostra serata al cinema ma nemmeno la renderà memorabile. Bella la colonna sonora, con brani tra gli altri di Elliott Smith e Crosby, Stills & Nash.

Alberto Gallo

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3 thoughts on “tra le nuvole

  1. Questa volta siamo perfettamente e totalmente d’accordo. Senza infamia e senza lode. Caruccio e godibile, gli attori sono molto bravi (ma anche molto gigioni se vogliamo), il riso amaro riesce abbastanza bene, ma alcune sottotrame sono troppo stucchevoli, meanstream e telefonate.

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