paranormal activity

locandina paranormal activity

Paranormal activity è una grande occasione mancata. Lo testimonia il fatto che, nonostante il film non mi abbia entusiasmato, sono rimasto due ore a letto con gli occhi sbarrati, terrorizzato da ogni suono che mi circondava nel cuore della notte. Colgo anche l’occasione per ringraziare i gonzi che passando davanti al citofono non hanno resistito alla tentazione di suonare al mio campanello: ci metterò anni a superare il trauma.

L’impressione che ho avuto è che il regista Oren Peli si sia trovato di fronte a un bivio, durante la lavorazione: da un lato sviluppare gli aspetti narrativi e di approfondimento psicologico dei personaggi, dall’altro insistere sull’elemento di tensione vera e propria. Il risultato è che la pellicola manca di quel coraggio a spingere di più su almeno una delle due possibilità, risultando riuscita, inevitabilmente, soltanto a metà. Un peccato perché il soggetto è vincente, e la capacità del suo potere di suggestione di resistere al mio scetticismo di spettatore insoddisfatto ne è la prova. Purtroppo le (grandi) opportunità che la scelta di una tecnica amatoriale e l’ambientazione claustrofobica offrivano non sono state sfruttate a causa di una sceneggiatura piuttosto povera di eventi e colpi di scena: i primi momenti di quasi-terrore arrivano soltanto dopo una mezz’ora relativamente tranquilla e piuttosto superflua, in cui ci vengono presentati i personaggi, la location e l’argomento della trama.

Le soluzioni a cui si poteva ricorrere per sfruttare a pieno il concept del film erano due: 1) creare un film ricco di colpi di scena che esplorasse a pieno tutti gli spazi della casa, trasformandola in un vero e proprio labirinto di insidie e tranelli, magari ponendolo in relazione con il turbolento passato della protagonista Katy – appena abbozzato e piuttosto pretestuoso nella versione definitiva; 2) circoscrivere tutta la narrazione nello spazio della camera da letto, il luogo dove avvengono la maggior parte delle “attività paranormali” (da cui il titolo del film), riducendo ulteriormente la lunghezza della pellicola e valendosi così anche dell’inesplicabilità degli eventi per aumentare la tensione; in tal modo si sarebbe creata una piccola vicenda di “puro terrore”, senza dover ricorrere ad ulteriori stratagemmi narrativi di cui, invece, la pellicola, così com’è, avrebbe davvero bisogno per risultare pienamente compiuta. Io francamente avrei optato per la seconda strada, che poi era quella che mi aspettavo di vedere, anche a costo di non trovare più il coraggio di tornare a casa.

Al termine della proiezione un amico sosteneva che sarebbe bastato un film di venti minuti a telecamera fissa per offrire molto di più di quello che offre questo Paranormal activity. Io l’ho sfidato a produrlo, convinto del fatto che ci sia bisogno di un grandissimo sceneggiatore per realizzare un plot così avvincente da superare tutti i limiti tecnici di una simile impresa. Chissà che non ci riesca: verrebbe fuori quel piccolo capolavoro che avrei voluto vedere in Paranormal activity, e che invece non è stato. Un vero peccato. Non mi resta altro che sperare di prendere subito sonno, stanotte.

Francesco Rigoni

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...