amabili resti

locandina amabili resti

Avete presente i desktop per pc che Windows fornisce automaticamente quando acquistate un computer? Massì, quelle immagini campione di alberi in autunno, cascate o sentieri nel bosco, quella roba lì, che utilizzate come sfondo provvisorio quando non avete ancora a disposizione le fotografie delle vostre vacanze al mare. Capito, no? Ecco, è più o meno con un’estetica simile che Peter Jackson se la cava per dare vita alla sua idea di aldilà: un insieme di immagini kitsch e banali che si limitano a riproporre in chiave iperrealista gli elementi della nostra vita quotidiana.

È in questo posto di cattivo gusto estremo che la povera Susie Salmon finisce a quattordici anni, dopo essere stata violentata e uccisa da un vicino di casa, nell’America degli anni Settanta. Ed è da questo posto che – comprensibilmente – vuole scappare, per tornare da mamma e papà. Peccato che, come tutti sanno, quando sei morto sei morto, e allora al limite puoi fare qualche fugace comparsata nell’aldiqua sotto forma di fantasma. Detto fatto, Susie cerca di rimanere in contatto col babbo (un Mark Wahlberg, devo dire, davvero convincente; ‘sto ragazzo non sarà Laurence Olivier ma negli ultimi anni è migliorato parecchio) e la sorella per aiutarli a scovare il suo assassino.

Ora, che dire di un film che per il 50 per cento della sua durata sfiora il ridicolo, per il 30 lo sorpassa in gran carriera e per il restante 20 riesce invece ad essere sublime? Il fatto è che, stabilito che si tratta di un’opera deludente, pacchiana, commerciale, patetica e per lunghi tratti parecchio scontata, Amabili resti non è proprio un film da buttare via. Sarà per l’interpretazione della protagonista, la dolcissima Saoirse Ronan (già vista in Espiazione); sarà per la scena in cui Lindsey, sorella di Susie, si intrufola nella casa dell’assassino, dieci minuti di alta tensione costruiti in maniera veramente perfetta; sarà per certe scelte registiche e di montaggio, imprevedibili e virtuose; sarà per le musiche di Brian Eno; sarà che mi sto un po’ rincoglionendo ma, sebbene non ve ne consigli la visione, devo dire che questo film i suoi momenti di buon cinema ce li ha, specialmente quando la smette di inventarsi idee di paradiso e rimane coi piedi ben ancorati sulla nostra terra.

E poi c’è Rachel Weisz, che da sola vale il prezzo del biglietto, o quasi.

Alberto Gallo

Ps: una piccola nota di colore. Il film si chiude con la frase (tranquilli, non vi sto rovinando nessuna sorpresa) “Mi chiamo Susie Salmon, sono morta a quattordici anni. Vi auguro una vita lunga e piena di felicità”. Ora, può darsi che sia capitato in mezzo a un pubblico particolarmente scaramantico, fattostà che non ho mai visto così tanta gente toccarsi contemporaneamente le parti basse. Forse che ‘sto film, oltre a essere mediocre, porti pure un po’ sfiga?

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