invictus

locandina invictus

Aaah, se c’è un’abitudine che proprio mi piace avere, io che non sono abitudinario e detesto la routine, sebbene vi sia immerso fino al collo, è andare al cinema ogni anno a vedere le ultime fatiche di quei registi (pochi) che fanno uscire i loro film a cadenza regolare e ravvicinata – una sorta di blanda ed eccitante dipendenza che si chiama, secondo le occasioni, Woody Allen, Joel e Ethan Coen o, come in questo caso, Clint Eastwood. Autori che forse il capolavoro lo azzeccano solo una volta ogni tanto, ma che anche con le opere minori non deludono mai, o quasi.

E infatti anche stavolta devo dire che il vecchio Clint ha centrato il bersaglio, con un film magari non geniale ma intenso, avvincente, elegante e ricco di tematiche importanti. Importanti e attuali, sebbene la vicenda ci porti indietro ai gloriosi anni Novanta, periodo in cui il Sudafrica e il suo presidente Nelson Mandela cercavano di risollevarsi dal pantano dell’apartheid. Come simbolo della rinascita del Paese, ma come simbolo, ancora di più, di integrazione e solidarietà umana, il film si concentra sugli eventi che portarono la nazionale sudafricana di rugby (composta quasi interamente da bianchi) a vincere il mondiale del 1995, sconfiggendo in finale i temibili All Blacks neozelandesi.

Con pochissima enfasi e altrettanti colpi di scena (fatto estremamente raro per una pellicola di argomento sportivo), Invictus segue i progressi – umani, atletici ma anche d’immagine – degli Springboks, capitanati dal bianco François Pienaar (Matt Damon), trascinati dal nero Chester Williams (McNiel Hendriks) e seguiti passo passo dal Presidente in persona (un grande e incredibilmente somigliante Morgan Freeman) fino alla vittoria finale, figlia della necessità e del periodo storico prima ancora che dell’abilità agonistica dei giocatori.

Pur scontando qualche piccola banalità e qualche altrettanto piccola ingenuità (scene al ralenti un po’ stucchevoli, spiegoni pleonastici, un paio di scene abbastanza patetiche sul passato di Mandela, una recitazione complessiva non all’altezza del protagonista), Invictus è un gioiellino che si inserisce alla perfezione nella poetica esteticamente classica ed eticamente progressista dell’Autore, da qualche parte tra Alì e Fuga per la vittoria.

Alberto Gallo

Annunci

2 thoughts on “invictus

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...