the hole

locandina the hole

Immaginatevi un’atmosfera alla O.C., ma più piccolo borghese: madre single con due figli a carico (un po’ problematici), un paesino sperduto nella provincia americana, una dirimpettaia giovane, bionda e attraente, feste in piscina… e un buco nello scantinato dal quale si materializzano le paure inconsce di chiunque abbia la sventura di guardarci dentro.

Idea (non dico carina ma) passabile: la trovata di trasformare allegoricamente la psiche umana e le sue fobie in un terrificante buco nero senza fine non sarà il massimo dell’originalità ma ci può stare. Realizzazione, salvo qualche piccolo tocco di classe (stiamo comunque parlando del veterano Joe Dante, quello di Gremlins e della Seconda guerra civile americana), che oscilla tra il banale, il penoso e l’involontariamente (almeno nel 90% dei casi) ridicolo. Il restante 10% si concentra interamente nei cinque minuti di titanico scontro tra un bambino di 10 anni che sembra Macaulay Culkin e un pupazzo a forma di giullare. La banalità risiede invece nella scelta di ambientare la vicenda tra una tetra villetta di provincia e un luna park abbandonato (luoghi evidentemente mai sfruttati dal genere horror) e nel fatto di aver assegnato i ruoli principali a due diciottenni insipidi e di bell’aspetto (il che la dice lunga sul target del film), mentre la penosità si manifesta in tutto il suo splendore specialmente nei terribili effetti speciali (se così si possono definire), degni del peggiore dei b-movie: il protagonista Dane e il suo perfido padre che precipitano nel vuoto urlando “nooooo” sono scene che non vorremmo mai vedere. Per non parlare della psicologia dei personaggi, tagliata con l’accetta e a dir poco prevedibile (ma a volte, come se non bastasse, pure incoerente – alè), e di un messaggio di fondo quantomai… particolare: le paure non vanno solo affrontate a viso aperto, con coraggio, al fine di venirne a patti e diventare dei veri ometti. Piuttosto vanno prese a mazzate, affrontate sì, ma come in un incontro di wrestling.

Tant’è che, terminata la proiezione, mi sono domandato: quando un aereo si fionderà in casa mia (tra l’altro distruggendola, considerate le dimensioni di un aereo e quelle di casa mia), costringendomi ad affrontare a mani nude la mia paura più grande, come mi dovrò comportare? Prendere a pugni la fusoliera? O cercare di disarcionare il pilota, ammesso che uno ce ne sia?
Ma soprattutto: cosa dirà la scatola nera?

Per quanto riguarda i piccoli tocchi di classe di cui sopra mi riferivo soprattutto alle belle scenografie del finale, che ricordano molto da vicino l’espressionismo tedesco, da Caligari in giù, e a un paio di scene “de paura” girate in modo apprezzabile. Ma d’altronde se è questo il genere cinematografico di cui avete bisogno per divertirvi tanto vale che andiate ad affittarvi il buon vecchio Nightmare.

Alberto Gallo

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