bright star

locandina bright star

Assente dal grande schermo dai tempi del mediocre In the cut (2003), che noi postadolescenti dell’epoca andammo a vedere soltanto perché prometteva qualche scena audace con l’allora ancora adorabile Meg Ryan, la regista neozelandese Jane Campion torna al lungometraggio e lo fa nel modo che le riesce meglio, ovvero con un elegante dramma al femminile di ambientazione ottocentesca, alla maniera di alcuni suoi classici del passato come Ritratto di signora e Lezioni di piano.

Questa volta siamo a Londra e dintorni, precisamente nel 1818, e la figura femminile in questione ha nome Fanny Brawne: giovane, carina e di buona famiglia, si innamora perdutamente del poeta John Keats, squattrinato e poco apprezzato dal grande pubblico. La relazione tra i due ingrana con lentezza, ostacolata dagli ingessati costumi (intesi sia come usanze sia come vestiti) dell’epoca e dalla figura ingombrante di Charles Brown, collega e collaboratore di Keats, ma quando esplode si trasforma in una passione travolgente e totalizzante, sebbene casta, un sentimento che resiste fino alla morte del poeta, distrutto dalla tubercolosi appena venticinquenne.

Compassato, pittorico, elegantissimo esercizio di stile, Bright star è un film che, come la passione che descrive, oscilla tra la freddezza della ragione (lunghi discorsi, cerimonie, un’illustrazione quasi flaubertiana di stanze, oggetti, consuetudini e vestiti) e una serie di controllate esplosioni sentimentali (che prendono vita soprattutto nella natura, tra i fiori, gli alberi, le acque e la fauna della rigogliosa campagna inglese), estremi scanditi dal lento trascorrere delle stagioni, da un’alternanza quasi musicale di nascita e di morte (prima il fratello di Keats, poi le farfalle, poi ancora il figlio di Brown e infine lo stesso poeta) e soprattutto dalle poesie, romantiche e disperate, che quasi sostituiscono la scarna colonna sonora. Bravi i due protagonisti (Abbie Cornish e Ben Whishaw), meravigliosa la fotografia, un po’ meno convincente l’ostentata ricerca di un distacco emotivo a tutti i costi e di una semplicità che spesso sfiorano la maniera.

Alberto Gallo

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3 thoughts on “bright star

  1. sì anche secondo me è bravino. in “profumo” ha fatto quel che poteva, essendo il film molto mediocre, ma in “i’m not there” è stato veramente ottimo, anche se la parte era piccola.
    alberto

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