tournée

locandina tournée

Innanzitutto una premessa. Anzi tre.

1 – Ho visto questo film, ancora inedito in Italia, pochi giorni fa nello strepitoso cinema La Pagode di Parigi. Dal momento che la mia dimestichezza con la lingua francese parlata è ancora lontana dalla perfezione non potrò ahimè fornire un’accurata disamina di elementi pure importanti come alcuni dialoghi, giochi di parole, battute e cose di questo genere. Fortunatamente, però, si tratta di un’opera recitata un po’ in francese e un po’ in inglese (per i parigini sottotitolato nella loro lingua), e persino un po’ – pochissimo – in italiano. Plurilinguismo che ha facilitato non di poco la mia comprensione del testo.

2 – Per trovare un cinema che proiettasse un film inedito e decente sono dovuto andare in un altro Paese, a 770 km di distanza dalla città in cui vivo (secondo ViaMichelin). Ok, non ci sono andato solo per quello. E ok, nel frattempo in Italia sono usciti Toy Story 3 e un paio di altri film apparentemente interessanti. Ma per il resto vale sempre il discorso del post che precede questo che state leggendo.

3 – Ho sempre avuto una predilezione per quella faccia da schiaffi di Mathieu Amalric, super star del cinema francese da noi sconosciuta ai più. Forse ve lo ricordate per la sua piccola parte in Munich di Steven Spielberg, o forse no, o magari vi è capitato di sentire la sua voce, più che vedere la sua faccia, trattandosi di un film girato prevalentemente in soggettiva, nel magnifico Lo scafandro e la farfalla di Julian Schnabel. Oppure è la prima volta che ne sentite parlare, e allora lasciate che vi dica che si tratta di un grandissimo interprete, qui alla sua quarta prova come regista.
Ciò che ci porta direttamente nel merito del film.

Che parla, appunto, di una tournée. E più precisamente della tournée francese di un gruppo di ballerine e spogliarelliste americane (vedi alla voce new burlesque) capeggiate con scarsa autorità e altrettanto carente competenza dal parigino Joachim Zand (interpretato dallo stesso Amalric), classico duro dal cuore d’oro. Al grande successo di pubblico delle esibizioni fanno da sfondo i problemi economico-organizzativi del tour (che Zand non riesce, o non vuole, portare a Parigi) e quelli personali del manager e delle ballerine. E in questa dicotomia (pubblico-privato, ma anche arte-vita, America-Francia, città-provincia, rumore-silenzio) sta tutto il senso, e il limite, di Tournée. Se da un lato, infatti, la prima parte del film è divertente, appassionante e al contempo complice e dissacrante nell’illustrare una forma d’arte decisamente sui generis – mostrando con uno stile a metà tra Altman e il Cassavetes di Assassinio di un allibratore cinese una famiglia allargata ricca di umanità e spunti di interesse (particolarmente riuscite le immagini delle spassosissime esibizioni dal vivo, riprese con stile dinamico e virtuosistico) – dall’altro non si può dire altrettanto riuscito il discorso relativo alle (incasinate) vite private dei protagonisti, trattandosi in gran parte di tematiche già viste e, esclusi i casi di Zand e della bionda Mimi Le Meaux, poco approfondite: episodi e discorsi poco originali, per i quali anche la regia sembra improvvisamente farsi più statica e annoiata.

Ciò non toglie che, nonostante qualche piccola ingenuità (come i quindici secondi che precedono i titoli di coda, assolutamente prescindibili), si tratti di un’opera molto interessante e a tratti anche piuttosto originale. Premiato all’ultimo Festival di Cannes con il riconoscimento alla migliore regia, Tournée è un film che potrebbe conquistarsi un pubblico anche dalle nostre parti, considerato il rinnovato interesse che negli ultimi anni ha investito il mondo del burlesque, da Dita von Teese in giù. Bella la colonna sonora, dove spiccano i mitici garage rocker Sonics.

Alberto Gallo

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