somewhere

locandina somewhere

Esistono film sulla cui necessità non ci si può che interrogare, rimanendo a bocca aperta ed espressione ebete in attesa di una risposta che mai arriverà. Perché ci sono film che necessari non lo sono affatto. Somewhere appartiene a questa categoria.

Diretto da Sofia Coppola, si tratta di una pellicola che non può che essere definita inspiegabile: esteticamente sciatta e contenutisticamente irrilevante, noiosa, banale e irrisolta, è la storia (ammesso che di storia in senso classico si possa parlare: la trama è praticamente inesistente) di un attore italoamericano di mezza tacca con una Ferrari e un braccio rotto e del suo rapporto con la figlia undicenne. Tra una lap dance, una scopata e una partita ai videogiochi la vita di Johnny Marco (interpretato dall’anonimo Stephen Dorff) scorre vuota come il film che la racconta.

Tutto è fastidioso in Somewhere, dagli inutili cameo di attori più o meno famosi (Benicio Del Toro che appare brevemente nell’ascensore dello Chateau Marmont, Laura Chiatti nella parte di un’ex fidanzata di Johnny) alla massiccia presenza di status symbol del consumismo più becero (console ultramoderne, iPhone, macchinoni, faraoniche suite d’albergo), dal tentativo, completamente fallito, di costruire intorno al protagonista un mondo di depressione e decadenza esistenziale (forse una critica a Hollywood e allo star system?) che alla fine della fiera risulta soltanto squallido e privo di qualsiasi spessore sociale o psicologico, alle più o meno consapevoli autocitazioni (le scene di lap dance ricordano il video di I just don’t know what to do with myself dei White Stripes, diretto dalla Coppola. Ma in quel caso a ballare era Kate Moss…). Particolarmente imbarazzante la parte italiana, in cui Johnny si trova a Milano per ricevere un Telegatto (!) dalle mani di – rullo di tamburi – Simona Ventura e Nino Frassica. Impossibile non chiedersi sconcertati il significato di tutto ciò.

Prodotto da papà Francis, Somewhere segna non solo il punto più basso di una carriera inizialmente promettente ma via via sempre più superflua (dopo i buoni Il giardino delle vergini suicide e Lost in translation già Marie Antoinette aveva dato segni di cedimento), ma anche la prova definitiva di un talento mediocre: i pochi cinefili che hanno avuto la fortuna di vedere Tetro, ultima fatica di Coppola senior, avranno sicuramente notato con quale differente spessore i due cineasti, che in comune possiedono solo il cognome, hanno trattato il tema della decadenza nella società dello spettacolo. Per non parlare del fatto che, laddove Sofia ha piazzato la Ventura con le sue tette di plastica, Francis aveva optato per Carmen Maura. Noblesse oblige.

L’unica scena di Somewhere capace di trasmettere una piccola emozione è quella della piscina (non a caso ritratta anche nella locandina), in cui padre e figlia giocano e prendono il sole sulle note della struggente I’ll try anything once degli Strokes. Per il resto il buio è pressochè totale.

Alberto Gallo

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9 risposte a "somewhere"

  1. anch’io li amo, e infatti probabilmente la scena in questione mi è piaciuta solo per quello! (tra l’altro si tratta di un pezzo raro, la versione lenta della prima canzone del terzo disco: una chicca!)
    alberto

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