the american

locandina the american

Jack, sicario americano braccato da un gruppo di malavitosi svedesi, si rifugia in un paesino dell’Abruzzo, dove prepara un’ultima missione prima di ritirarsi dalle scene. Lì si innamora, ricambiato, dell’avvenente prostituta Clara.

Difficile pensare a qualcosa di più banale e noioso di questo The American, thriller senza colpi di scena, storia d’amore senza pathos, affresco senza mordente della provincia italiana: considerato lo scarso impegno che il regista (l’olandese Anton Corbijn, già autore del decisamente più memorabile Control) ha impiegato nella realizzazione di questo film, ho deciso che metterò altrettanto poco impegno nell’analisi del film stesso, organizzando schematicamente la stroncatura in cinque punti.
1) la coppia George ClooneyViolante Placido è male assortita: il primo è svogliato, l’altra non sa recitare. Cosa che tra l’altro devono aver notato anche i produttori, che altrimenti non avrebbero probabilmente costretto la nostra diva a girare mezzo film con le tette al vento allo scopo di distrarre lo spettatore dalla pochezza dello spettacolo;
2) l’unico modo per rendere interessante un film dove non succede niente (e in cui l’unico – presunto – colpo di scena è intuibile con almeno mezz’ora di anticipo) è scavare nella psicologia dei personaggi, cosa che qui non succede nemmeno lontanamente;
3) mi chiedo perché a Hollywood si ostinino a girare film in Italia se poi l’Italia non interessa a nessuno: non c’è approfondimento storico-sociale, il paesaggio è puramente decorativo, i luoghi comuni fioccano come neve d’inverno. Ai cineasti e al pubblico americano interessa soltanto la loro idea del nostro Paese, un posto popolato esclusivamente da preti e vecchietti, dove non si fa altro che bere caffé e andare in processione e dove le donne sono tutte belle e un po’ zoccole. Qualcosa di vero c’è, per carità, ma si tratta di punti di vista ormai totalmente spolpati, privi di qualsiasi interesse, da cartolina pseudorealista;
4) la scena finale in cui il protagonista, soprannominato Mr. Butterfly, muore tra le braccia della sua bella e una farfalla bianca (malamente computerizzata) ascende in cielo è la cosa più patetica che abbia visto al cinema da molto tempo a questa parte;
5) qui il povero Corbijn non ne può niente, ma chiamare un film The American, ambientarlo in Italia e poi far parlare tutti la stessa lingua è quanto di più diabolico possano inventarsi i doppiatori di un film (ah, doppiaggio, vituperio delle genti!). Un po’ com’era successo un paio d’anni fa con Miracolo a Sant’Anna di Spike Lee.

Un film veramente mediocre, in definitiva, che mi ha trasmesso le stesse emozioni di una puntata dell’ispettore Derrick.

Alberto Gallo

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8 thoughts on “the american

  1. Bè, sul finale con la farfalla devo dire che mi trovo sonoramente d’accordo…na roba veramente allucinante nella sua bruttezza.
    Su George Clooney non sono d’accordo, secondo me ha recitato più che dignitosamente questo ruolo.
    Sul fatto che sia noioso e che praticamente non succeda quasi niente, sono nuovamente d’accordo.
    Sul finale che si intuiva mezz’ora prima non sono di nuovo d’accordo, perchè si intuiva dopo dieci minuti dall’inizio del film, il che è pure peggio volendo.
    Invece l’ambientazione secondo me è stata ben utilizzata, parlo proprio a livello di scenografie e anche registicamente con le inquadrature dall’alto che ben rappresentavano il binomio uomo/ambiente.
    La questione della lingua è effettivamente ridicola…non è possibile che il protagonista abbia imparato così presto l’italiano o che tutti gli abitanti di sto paesello sappiano l’inglese…

  2. sì le inquadrature dall’alto effettivamente sono molto belle, ma secondo me un po’ fine a se stesse… i film in cui il rapporto protagonista-territorio è ben sfruttato sono altri (tanto per citare i primi che mi vengono in mente, diversissimi tra loro: “fargo”, “heimat”, “l’albero degli zoccoli”, “aguirre furore di dio”, “cul de sac”…).
    sulla prevedibilità del colpo di scena sì, forse sono stato troppo indulgente! 😉
    alberto

  3. la cosa più patetica che abbia visto al cinema da molto tempo a questa parte si trova nel film di tarantino ma non dirò cosa perchè non mi piace infierire

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