buried

locandina buried

Un ragazzo si sveglia al buio. È agitato, capisce di non essere a casa sua. Trova uno zippo. Lo accende. Scopre di essere in una bara di legno, legato e imbavagliato. Accanto a sè trova anche un telefono cellulare e una matita. Nient’altro. Chi l’ha portato lì? Perché? Come fare per uscire dall’incubo?

Un’intuizione interessante, questo Buried, primo caso al mondo, per quanto ne so, di film girato interamente (e sottolineo interamente) in due metri quadrati di spazio. Eppure, per quanto l’espediente tecnico abbia per forza di cose instradato la pellicola verso una direzione cinematograficamente “estrema” (si tratta anche dell’unico film al mondo, sempre per quanto ne so, in cui appare un solo attore, il mediocre Ryan Reynolds), non si tratta soltanto di un’operazione “curiosa” studiata a tavolino per stupire e attrarre il pubblico più ingenuo – à la Blair witch project o Paranormal activity, per intenderci – ma di un’opera capace anche di dire qualcosa, e di dirlo in modo non banale. In un quarto d’ora veniamo a scoprire che il sepolto si chiama Paul Conroy, autista americano spedito in Iraq a trasportare rifornimenti per l’esercito. È il 2006, la fase calda (ammesso che mai ce ne sia stata una fredda) della seconda guerra del Golfo. Ma Paul non è un soldato, solo uno dei tanti americani della classe media che ha visto nel conflitto un modo come un altro per guadagnare qualche soldo e poter tirare avanti. A rapirlo, imbavagliarlo e seppellirlo è stata la resistenza irachena, che ora pretende cinque milioni di dollari. L’unica via di salvezza per il ragazzo è il telefonino, mezzo scarico, con cui deve cercare di convincere il governo americano a pagare il riscatto. Ma la crudele ottusità della burocrazia statunitense è pari soltanto alla follia dei rapitori.

Buried, avrete capito, è un film che anche solo dieci anni fa sarebbe stato impensabile. Non tanto per ragioni storiche – la guerra in Iraq, per quanto assurda, lunga e violenta, è stata soltanto un’altra guerra persa dagli Usa – quanto piuttosto per motivi squisitamente tecnici, tecnologici e sociali: qual è l’unico mezzo di collegamento tra Conroy e il mondo esterno? Un telefonino di ultima generazione (cosa che accomuna il protagonista del film a miliardi di altri non-sepolti nel mondo). Qual è l’unico modo in cui il ragazzo può sperare di ottenere i soldi per il riscatto? Impietosire la nazione con un video in cui racconta la sua situazione. Qual è il solo risultato che ottiene? Registrare 47mila contatti su YouTube. E qual è, infine, il suo gesto estremo e disperato? Tagliarsi un dito per creare un video ancora più efficace. L’agghiacciante situazione di Paul si trasforma insomma in un tragico reality show, ovvero nella chiave di lettura probabilmente più squallida e veritiera dei nostri tempi. Per non parlare del modo in cui il regista, Rodrigo Cortés, gioca a citare altri aspetti – decisamente più leggeri – della nostra società tecnologica: cos’altro è Buried se non la rimediazione cinematografica dei classici videogiochi punta-e-clicca? Trova degli oggetti e usali per uscire da una stanza. Solo che qui non si tratta di una stanza ma di una vecchia bara di legno, con tanto di serpenti che si infilano dappertutto – e grazie ai quali il film regala persino una scena d’azione, l’unica al mondo, ancora per quanto ne so, in cui il protagonista non si muove (ah no, c’è anche la scena della bomba nel cesso in Arma letale 2, ma si tratta comunque di una trovata più convenzionale, per quanto efficace).

Ultimo elemento a favore della grande originalità di questo film: il finale. Tragico e disperato (per quanto non imprevedibile) come raramente se ne sono visti a Hollywood e dintorni. Ecco cos’è Buried, un’opera magari non clamorosamente bella ma degna di entrare, al pari dell’hitchcockiano Nodo alla gola (girato interamente con un unico, lunghissimo – e finto – piano sequenza) e di Una donna nel lago (realizzato tutto in soggettiva) nel novero dei film tecnicamente più estremi della storia del cinema. Faccina sorridente anche per la canzonetta dei titoli di coda (co-scritta dal regista stesso), così leggera e scanzonata da risultare quasi surreale.

Alberto Gallo

Annunci

6 risposte a "buried"

  1. Lo voglio vedere al più presto!! Sono estremamente incuriosita non solo dal carattere generale della pellicola, ma da questa scena d’azione di cui parli in cui il protagonista non si muove!!

  2. be’ non si muove proprio perché è chiuso in una bara! tutt’altra cosa rispetto alle solite scene d’azione piene di spari, botte e inseguimenti. comunque sì, è un film davvero particolare, da vedere.
    alberto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...