animal kingdom

ANIMAL KINGDOM (Australia 2009)

locandina animal kingdom

Il cinema australiano. Che mistero. Nella mia ormai più che ventennale carriera di cinefilo credo di aver visto non più di tre film australiani, uno per decennio negli ultimi tre decenni: Picnic a Hanging Rock negli anni Ottanta, Lezioni di piano negli anni Novanta e Van Diemen’s Land un paio d’anni fa.

Poi è arrivato Animal Kingdom, che oltre a permettermi di poter dire che ormai, scafato fruitore di pellicole a testa in giù, ho visto addirittura quattro film australiani (quando la media dei miei coetanei e/o connazionali si aggira forse sull’uno o due o zero), è pure un prodotto che mi sento di consigliare.

Innanzitutto perché parla della malavita (male) organizzata di Melbourne, che magari molti di noi nemmeno sospettavano esistesse; poi perché ne parla con un piglio incredibilmente crudo e realistico, un atteggiamento impassibile e quasi documentaristico bilanciato però, saggiamente, da alcune scelte estetiche e musicali che catapultano lo spettatore in una dimensione inequivocabilmente “messa in scena”: il film di David Michôd, insomma, non è Tarantino ma nemmeno Gomorra, per intenderci, e riesce nel difficile intento di rendere interessante e cinematografica la passività con cui vengono illustrati, spesso in maniera imprevista e scioccante, omicidi, scoppi di violenza animale (appunto) e crdueli doppi giochi.

E la vicenda? Be’, mai come in questo caso più del “cosa” conta il “come”, trattandosi in fin dei conti della solita storia di un manipolo di malviventi (quattro fratelli, un cugino e rispettive amanti tiranneggiati da una madre padrona egoista e melliflua) che, non sapendo gestire la tensione di una vita ai margini della società, finisce per autodistruggersi, complice anche la perseveranza di un poliziotto duro ma dal cuore d’oro.

Ottima la prova dell’intero cast, sia dalla parte dei cattivi (i fratelli sono interpretati da vere facce da schiaffi che rispondono ai nomi di Ben Mendelsohn, Joel Edgerton, Sullivan Stapleton e Luke Ford, mentre la madre, Jacki Weaver, era già nel cast – tutto torna – di Picnic a Hanging Rock) che da quella dei buoni (il poliziotto è Mr. Memento Guy Pearce).

Da più parti s’è detto che Animal kingdom sarebbe la risposta australiana a Martin Scorsese. O qualcosa del genere. Ecco, scordatevi di queste cretinate e andate per favore a godervi un buon film senza troppi link per la testa. Non ve ne pentirete.

Alberto Gallo

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7 thoughts on “animal kingdom

  1. caro lettore, un giorno ci dovrà spiegare questa sua ossessione anti-tarantiniana…
    già, è vero, “the proposition” dev’essere una gran figata! d’altronde, a proposito di nick cave, se il cinema australiano è questo sconosciuto, la musica di quelle parti invece è ottima e abbondante!
    alberto

  2. Ti ho scovato! Hai recensito un altro film di John Hillcoat! (The Road)! Il 3 giugno 2010!
    Sei solo un impostore! guardate tutti, è un impostore! buuu! buuu!

  3. Beh, per quanto riguarda il cinema australiano, che mediamente ogni tre anni ci regala una perla, non dovresti perderti Lantana, Japanese Story e Terza generazione.

    Alberto

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