dino de laurentiis

barbarella

Che vita!

Se c’è un personaggio che potrebbe – da solo – rappresentare il cinema italiano, il sogno americano, una carriera da playboy e i travagli di un’esistenza vissuta, in tutti i sensi, buoni e meno buoni, al massimo, questo è Dino De Laurentiis, produttore di svariati capolavori della settima arte morto oggi a Los Angeles a 91 anni.

Non starò qui a farvi perdere tempo prezioso con gossip (sua moglie fu nientemeno che Silvana Mangano), storie di emigrazione (si trasferì in America nel 1972 per non tornare mai più), saghe familiari e quant’altro – e d’altronde non è che ne sappia molto. Vi basti sapere che Dino dal 1940 alla fine del XX secolo ha prodotto, tra gli altri, Riso amaro (Giuseppe De Santis), Europa ’51 (Roberto Rossellini), La strada e Le notti di Cabiria (Federico Fellini, entrambi premitati con l’Oscar), La grande guerra (Mario Monicelli, Leone d’Oro a Venezia, forse il più grande film bellico mai partorito dal cinema italiano), Serpico (Sidney Lumet), Buffalo Bill e gli indiani (Robert Altman), L’uovo del serpente (Ingmar Bergman), Ragtime (Milos Forman), Velluto blu (David Lynch) e persino alcuni capolavori superkitsch come Barbarella (Roger Vadim) e Dune (ancora Lynch).

Che vita! E che cinema!

Alberto Gallo

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