devil

DEVIL (Usa 2010)

locandina devil

No, non si tratta di una metafora, purtroppo: il diavolo del titolo è proprio il diavolo, quello della Bibbia e delle leggende, creatura malvagia che viene sulla terra a prendersi le anime dei peccatori. In questo caso i peccatori sono bloccati nell’ascensore di un grattacielo di Philadelphia: una vecchietta isterica, un guardiano claustrofobico, una ragazza avvenente, un venditore chiacchierone e un giovane un po’ misterioso. Tutti con qualche macchia nel proprio passato. Chi, tra questi, è Satana sotto mentite spoglie?

Quando si dice un film di grana grossa: prodotto da M. Night Shyamalan, Devil, nonostante una prima parte discretamente interessante, è quanto di meno sorprendente e coinvolgente un horror possa offrire. Innanzitutto perché – scelta quantomai discutibile – ogni potenziale colpo di scena è spoilerato dai vaneggiamenti di un ispano-americano ipercattolico (un sorvegliante del grattacielo in questione), il quale, memore dei racconti di quand’era piccolo, riesce a prevedere per filo e per segno tutte le azioni del maligno. Poi perché la struttura alla Dieci piccoli indiani, ovvero il luogo comune narrativo che prevede un andamento per esclusione, in cui nel gruppo delle vittime, che cadono una a una a intervalli regolari, c’è anche il carnefice, è appunto un luogo comune, sfruttato da cinema e letteratura decisamente troppe volte. Infine perché, come si diceva all’inizio, non c’è un minimo di sottigliezza psicologica nè narrativa: dopo 20 minuti di film sappiamo già chi è il colpevole (anche se non sappiamo che faccia abbia), ne conosciamo il movente e persino il modus operandi (ammazza un personaggio ogni volta che nell’ascensore va via la luce).
Nessuna metafora, nessuna sorpresa: il diavolo è proprio il diavolo (parla pure con la voce distorta à la L’esorcista, che banalità), i peccatori sono proprio peccatori eccetera eccetera eccetera.

Dal re dei colpi di scena (piacciano o no Il sesto senso e The village sono film davvero originali e sorprendenti) era lecito aspettarsi molto di più.

Alberto Gallo

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3 thoughts on “devil

  1. Dire una boiata è dire poco. Non solo è banale e prevedibile (conoscevamo il colpevole e secondo me si intuiva perfettamente anche quale sarebbe stato il suo volto), ma anche malamente recitato, soprattutto, e anonimamente girato. Senza considerare l’odiosità di quel custode che continuava a raccontare quella storia ridicola rendendo il tutto di un didascalico allucinante.

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