les signes vitaux

28TFF

LES SIGNES VITAUX (Canada 2009)

Questo film è stato presentato in anteprima al XXVIII Torino Film Festival, in concorso nella categoria principale TORINO 28.

les signes vitaux

Gente che sta per morire. Anziani, meno anziani, gentili, scorbutici, rassegnati, soli, circondati dai cari. Ma comunque sul punto di fare il grande salto. In mezzo a loro la giovane Simone, volontaria nella casa di cura dove è appena morta sua nonna. È fragile l’esistenza della ragazza, fragile e triste, determinata com’è dall’incidente stradale che da bambina le ha portato via entrambe le gambe. Una vita impregnata di morte – e solo con essa capace di comunicare – che allontana Simone dal mondo dei vivi, dalle possibilità dell’amore, dalla serenità.

Diretto dalla canadese québécoise Sophie Deraspe, Les signes vitaux è un’opera triste – a tratti angosciante – e romantica. Triste nel suo affrontare il tema della morte in modo quasi brutale, spietato, insistendo sugli aspetti fisici più deprimenti della malattia – rantoli, capelli che si staccano, cancrene, corpi in totale decadimento… Probabilmente se esistesse il “cinema odoroso” di huxleyiana memoria il film ci proporrebbe anche gli odori nauseanti di un ricovero per malati terminali. Romantico, a tratti, nell’illustrare la relazione tra Simone e Boris, ragazzo immaturo ma sinceramente – quasi ingenuamente – innamorato di lei. Dopo una serie di alti e bassi tra i due, il finale del film sembra indicarci una strana via all’happy ending, una straniante quadratura del cerchio: insieme su un’automobile lungo le strade ghiacciate del Canada d’inverno, Simone e Boris finiscono fuori strada, cappottandosi più volte. Sembrerebbe la fine, invece i due escono dall’abitacolo, un po’ scombussolati ma vivi. E si abbracciano teneramente. Il linguaggio di lui (l’amore) e quello di lei (la morte, appena sfiorata) sembrano per la prima volta comunicare davvero.

Un buon film, che a tratti gira un po’ a vuoto ma complessivamente toccante e profondo. Da notare le musiche (minimali e inquietanti, quasi da horror movie) e la scena in cui – dopo quasi mezz’ora di pellicola – viene svelata, con estrema naturalezza, la tragica menomazione della protagonista.

Alberto Gallo

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