jack goes boating

28TFF

JACK GOES BOATING (Usa 2010)

Questo film è stato presentato in anteprima al XXVIII Torino Film Festival, nella sezione Festa mobile – Figure nel paesaggio.

jack goes boating

Jack fa l’autista di limousine. È un tizio cicciottello che ascolta solo musica reggae e indossa sempre un buffo cappello per nascondere dei rasta parecchio approssimativi e biondissimi. È un uomo di poche, pochissime parole e ancor meno concetti, ma ha un cuore grande e un irrefrenabile e candido ottimismo. D’altro canto è un uomo solo: le uniche cose che ha nella vita sono il suo walkman (walkman con la cassetta! Un cimelio…), il suo lavoro e la sua coppia di amici, Clyde e Lucy. Lei, in particolare, causa prima un po’ di tutto quello che accade nel film, trova che sia arrivato il momento che Jack si trovi qualcuno – e che si levi dalle balle. Così si organizzano per fargli conoscere Connie, questa nuova collega di Lucy dal passato un po’ tragico e dall’umore un po’ nero, determinata a uscire da una fase piuttosto infelice della sua vita. Per Jack e per Connie diventa l’occasione per darsi una svegliata e muoversi, l’uno per ritrovare la forza interiore necessaria per conquistare l’altro. Gli occhi sono puntati su Jack, per lo più, per svelare qual è la sua poesia segreta, la sua ricettività, il suo entusiasmo nell’avventurarsi dentro nuove esperienze e imparare. E così il nuoto (per portarla in barca, quando tornerà l’estate) e la cucina (per prepararle una cena, dato che nessuno ha mai cucinato per lei) diventano occasioni di riscoperta di una vitalità nascosta o perduta che sia, che travolge il timido protagonista e lo proietta verso una vita diversa, una vita a due, aiutato e supervisionato dai suoi due affezionati amici; i quali, come uno specchio rovesciato, vivono un momento di crisi; e la loro crisi è una voce che viene dal futuro, come un monito rivolto a Jack (e indirettamente al pubblico) che lascia una traccia d’ombra nella visione ottimista dell’avvenire sentimentale del protagonista (e della sua nuova compagna).
Della trama, però, di più non voglio svelare.

Esordio alla regia per uno dei miei eroi cinematografici, Philip Seymour Hoffman, il film è tratto da un testo teatrale (e si vede), ed è dal teatro che pesca i suoi interpreti: John Ortiz (Clyde) è il socio fondatore del laboratorio teatrale dello stesso Hoffman, Daphne Rubin-Vega (Lucy) è un’attrice di musical a Broadway, Amy Ryan (Connie) è stata candidata al Tony Award per lavori quali Zio Vanya di Cechov e Un tram chiamato Desiderio di Tennesse Williams… e – ancora – si vede: non solo la loro interpretazione è molto curata al dettaglio, studiata per rappresentare con precisione chirurgica gli stati d’animo dei protagonisti, tenuti sempre sott’occhio dallo sguardo della cinepresa, ma a livello di trama gli stessi personaggi sono anche vettori di azioni particolari, unità funzionali a veicolare un dato messaggio. Hoffman è bravo a smarcarsi da questa schematicità e a giocarsela sui sentimenti con uno sguardo delicato sulla vita dei suoi protagonisti, senza sbavature e regalandosi anche un paio di momenti di bel cinema (la scena in cui ripassa i movimenti dello stile libero sul cavalcavia dell’autostrada, quella in cui Clyde corteggia la moglie fingendosi il suo capo, e ne conto almeno un altro paio che non voglio svelarvi). Inoltre Hoffman crea questo bel personaggio che è Jack attraverso la sua interpretazione per sottrazione, muovendosi poco, parlando poco, osservando, respirando con molto affanno, fingendosi un uomo tozzo e impacciato, e un po’ alla volta mostrando la sua grazia da interprete, giocando con il suo corpo ingrassato come con una marionetta, facendogli fare cose che a inizio del film nessuno avrebbe mai previsto.

Jack goes boating è un film grazioso, elegante, spesso divertente, ma anche saggio, doloroso. Sullo sfondo c’è New York che, come una moderna prateria, isola le persone, le mette di fronte alla sfida di essere uomini (e donne), senza troppe mediazioni, senza troppi aiuti esterni – e se può complicarti le cose, lo fa spesso e volentieri. Non si tratta di un capolavoro, ma certo non mi posso lamentare di questo TFF: ho visto dei film che mi hanno sempre fatto uscire dalla sala soddisfatto, con la voglia di raccontarli e di consigliarli anche agli altri. I film e le musiche dei film: anche in Jack goes boating la selezione è raffinata e piacevole, a partire dalla canzone-tormentone di Jack (la classicissima Rivers of Babylon) e via via tutte le altre. È stato un TFF di buon cinema e di buona musica, per me.

Francesco Rigoni

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2 thoughts on “jack goes boating

  1. molto bella la scena in cui lui va a trovarla in ospedale e non sapendo cosa dirle, le mette alle orecchie il walkman e fa partire la canzone, e il pubblico aspetta con lui che la canzone finisca mentre si sente in lontananza, dentro le cuffie. Una scena (appunto) molto teatrale, che gioca sulla reiterazione insistita.

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