the killer inside me

THE KILLER INSIDE ME (Usa/Svezia/Uk/Canada 2010)

locandina the killer inside me

Mi ha lasciato piuttosto perplesso questo thriller sui generis di Michael Winterbottom. Non tanto per il fatto che si tratti di una storia poco originale (protagonista è il classico maniaco omicida di matrice hitchcockiana, questa volta travestito da vicesceriffo di una cittadina del Texas – siamo negli anni Cinquanta), nè per l’assenza di colpi di scena (è la voce fuori campo dello stesso protagonista che ci anticipa sempre le sue mosse – scelta insolita per una pellicola di questo genere) e nemmeno per la colonna sonora country scanzonata così in contrasto con alcune scene molto truculente. Ciò che mi ha stupito è piuttosto la totale improbabilità della vicenda: Lou Ford (interpretato dal bravo Casey Affleck, che dimostra ancora una volta di essere un attore di gran lunga più convincente del fratello) è l’assassino più impreparato della storia del cinema, i suoi alibi fanno acqua da tutte le parti ed è costretto a uccidere senza tregua per rimediare ai suoi grossolani errori. Ora, considerato il fatto che stiamo parlando di un film hollywoodiano commerciale (anche solo per la presenza di Jessica Alba) e che dunque la sceneggiatura sarà stata vista e rivista da mille persone un milione di volte, è lecito chiedersi: perché? Perché una storia così poco credibile? Perché non arriva il solito poliziotto che per non saper nè leggere nè scrivere arresta il probabile colpevole? Perché tutti sanno chi è l’assassino e nessuno dice niente, nemmeno i parenti delle vittime? Domande che, per quanto mi riguarda, rimangono senza risposta.

Risposte convincenti arrivano invece dalla messa in scena, elegante e sfarzosa, che dalle scenografie ai movimenti di macchina ci regala un film, come dire, di gran classe. E di gran classe sono anche alcune scene di inaudita violenza: raramente nella storia del cinema si sono viste tante botte su personaggi di genere femminile – ok, c’è Kill Bill, ma lì la violenza è stilizzata, raffreddata, mentre in The killer inside me lo spettatore ha come l’impressione che quei pugni e quegli schiaffi facciano male davvero. Senza compiacimento, ma con crudo realismo. Interessante anche il discorso sessuale, che – prendendo forse spunto dal periodo storico, conformista e puritano, in cui è ambientata la pellicola – ci viene illustrato in tutto il sadismo e la perversione di un atto più simile a uno sfogo animale represso che a qualcosa di pur vagamente piacevole: ogni rapporto carnale tra Ford e le sue vittime è come un incontro di boxe in cui alla fine, a farne le spese in maniera più o meno tragica, sono sempre le donne. Raramente, anche in questo caso, mi è capitato di vedere film commerciali sessualmente così espliciti sul versante della violenza: non si vede nemmeno un seno scoperto, ma un paio di natiche femminili macellate dagli schiaffi fa comunque un certo effetto.

Buona la prova del cast – oltre ai già citati Affleck e Alba anche Kate Hudson, il redivivo Bill Pullman e l’immancabile Elias “Non Potevate Permettervi De Niro” Koteas – per un film che, tra Psycho e American Psycho, lascia in bocca un sapore marcato di occasione sfruttata male.

Alberto Gallo

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5 thoughts on “the killer inside me

  1. Ford è impreparato come assassino perchè non è un vero e proprio assassino, viene colto da atti di violenza che non riesce a fermare. Al di là di questo nessuno, o quasi, sospetta di lui perchè di solito è il solito poliziotto buono e ligio al dovere, quello che fa favori a tutti senza chiedere mai niente in cambio. Tra l’altro a me ha ricordato moltissimo Dexter, anche per la voce fuori campo, che in realtà richiama molto il cinema noir.

    1. non ho mai visto “dexter”. è vero, la voce fuori campo fa molto noir anni quaranta, ma nei noir raramente venivano svelati i colpi di scena, al limite venivano suggeriti i drammatici sviluppi della “colpa” (cfr. “la fiamma del peccato”)
      alberto

  2. Ciao Alessandra, ciao Alberto, ho dato un’altra chiave di lettura a questo lavoro che ho trovato poco interessante anche per le cose che avete notato.
    Ho per un attimo immaginato lo stesso lavoro diretto dai fratelli Coen ( che in qualche modo già hanno prodotto qualcosa sul genere )..bè forse il risultato sarebbe stato qualcosa da non perdere…
    Giusto un’occasione sfruttata male

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