l’esplosivo piano di bazil

MICMACS À TIRE-LARIGOT (Francia 2009)

locandina l'esplosivo piano di bazil

Si potrebbe parlare di L’esplosivo piano di Bazil confrontandolo con Il favoloso mondo di Amélie, oppure parlando dello strano titolo originale (Micmacs à Tire-Larigot), oppure raccontando qualcosa della carriera di Jean-Pierre Jeunet che, è giusto ricordarlo, è passata anche da Alien (il quarto). Oppure si può parlare del Male, sempre dietro l’angolo anche nelle nostre belle e borghesi città, freddo, razionale, fortissimo e battibile solo con gli scarti, i materiali di recupero e l’unione delle persone, anche questa fortissima.

Mondi sotterranei e “altri” ma invece vicinissimi, a portata di mano se solo imparassimo a guardarli: sono quello dei mercanti d’armi e di quella bizzarra, scalcagnata, poetica e inarrestabile corte di emarginati che Bazil, quando torna in vita, incontra sul suo cammino. Bazil, come Amélie, perde la famiglia naturale, si rifugia nelle piccole abitudini, crea una seconda famiglia elettiva e trova anche l’amore. Impara l’importanza degli altri e sconfigge il male.

Jeunet ha dimostrato, con il suo stile, che si possono raccontare storie serie utilizzando il tratto leggero del colore a pastello che serve a nascondere bene, ma non del tutto, anche un bel po’ di cattiveria. Ciò che sorprende in Bazil, però, sono alcuni giochi diegetici e la dottissima cinefilia, assente o quasi in Amélie. La comicità del film ispira a pieni polmoni da Jacques Tati, da Buster Keaton e da Charlie Chaplin (negli incontri fortuiti per strada); la trama è una rivisitazione “jeunetiana” della Stangata; le atmosfere sui tetti, grigie e fumose, sembrano quelle dei film più gotici di Tim Burton. Poi diventa divertente scoprire che ogni locandina pubblicitaria presente nel film pubblicizza il film stesso; che il cartone animato proiettato in videoteca racconta, grosso modo, la situazione di Bazil in quel momento e che l’inseguimento in cui rimane ferito il protagonista si lega perfettamente con il film di Howard Hawks trasmesso in quel momento in tv (Il grande sonno). Anche il prologo è un piccolo gioiello cinematografico, un geniale cortometraggio all’interno del film con un inizio e una fine (la morte/non morte di Bazil rappresentata con un’essenziale metafora).

Ci si stupisce, guardando questo film. E lo stupore è il valore che Jeunet ci invita a conservare.

Marcello Ferrara

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One thought on “l’esplosivo piano di bazil

  1. l’ultimo film di jeunet (“una lunga domenica di passioni”) l’avevo abbastanza detestato per il suo manierismo, ma questo in effetti sembra più carino. anche se penso che j.p.j. non farà mai un film più che carino.
    alberto

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