hereafter

HEREAFTER (Usa 2010)

locandina hereafter

Marie è una giornalista francese che, sopravvissuta per miracolo a uno tsunami, crede di aver visto l’aldilà. Marcus è un ragazzino inglese che ha perso il fratello gemello in un incidente stradale. George è un operaio di San Francisco che possiede il dono (o, secondo lui, la condanna) di poter dialogare con i defunti. Tre storie legate dalla presenza della morte che si incontrano brevemente in un finale londinese pieno di tristezza ma anche di speranza.

Argomento spinoso, quello dell’aldilà e del contatto tra mondo dei vivi e mondo dei morti. Spinoso nell’esistenza quotidiana e a maggior ragione nel cineuniverso, che spesso su questo tema è scivolato goffamente, regalandoci perle di involontaria comicità ultraterrena – mi vengono in mente Al di là dei sogni con Robin Williams, Ghost o il recente Amabili resti di Peter Jackson, per non parlare di un patetico film dei primi anni Novanta con Bill Cosby di cui non ricordo e non voglio ricordare il titolo. Ma qui stiamo parlando dell’ultima fatica di Clint Eastwood, autore che non può essere liquidato con un sorrisino di sufficienza e un “passiamo oltre”.
Eppure, per quanto mi riguarda, pur con i necessari distinguo il risultato è deludente. Deludente soprattutto per un problema di sceneggiatura: scritto dal veterano Peter Morgan (inglese, già autore di Frost/Nixon, The Queen e L’ultimo re di Scozia), Hereafter soffre di un problema di aspettative non mantenute. Detto in altre parole: questo film sembra un eterno inizio, un incipit cinematografico di 129 minuti che non approda ad alcuna conclusione. Seguiamo le avventure di Marie, di Marcus e di George, ne osserviamo i cambiamenti d’umore e di atteggiamento nei confronti della morte (e di conseguenza della vita), ne studiamo il reciproco e graduale avvicinamento e poi… e poi basta. Dopo due (anche abbastanza soporifere) ore il film finisce, proprio quando i tre protagonisti sono finalmente vicini e potrebbero dirsi e dirci qualcosa di più su un argomento, quello dell’aldilà, che è sì al centro del film ma che alla fine sembra soltanto appena sfiorato. Questione di eleganza, forse: stiamo parlando di cinema d’autore, mai dare al pubblico ciò che il pubblico si aspetta. Eppure Hereafter non può che lasciare in bocca un sapore di incompiuto, di non finito.
Questo per quanto riguarda la sceneggiatura.
Per quanto riguarda la messa in scena, invece, come al solito niente da dire: il vecchio Clint affronta la vicenda con la consueta eleganza, evitando di cadere nelle facili trappole patetico-sentimental-paranormali che uno script di questo genere avrebbe potuto generare.
Minimali e azzeccate anche le musiche, scritte come sempre dal regista stesso, e buona l’interpretazione dei protagonisti, il solito Matt Damon e la sconosciuta (da noi, ma popolarissima in patria) Cécile De France.
Cenno a parte merita la bellissima scena iniziale, quella dello tsunami: nonostante i non sofisticatissimi effetti speciali (l’onda anomala che colpisce il paesino asiatico è decisamente videogiocosa) si tratta di una ricostruzione spaventosa e toccante, girata con gusto eppure con un realismo che non lascia scampo. Mi chiedo cosa ne avrebbe tirato fuori Steven Spielberg, qui fortunatamente solo produttore.

Alberto Gallo

Annunci

10 risposte a "hereafter"

  1. In accordo su tutto. Abbiamo detto più o meno le stesse cose partendo da strade diverse ( tra l’altro facevo notare il grossolano errore medico circa l’arresto cardiaco che ha colpito la bella giornalista. Il lungo arco temporale in arresto comporta una situazione di non risveglio o comunque degli estesi e gravi postumi ).
    Ciao Sandro

    1. ah ecco, l’errore medico non l’avevo notato, ma in effetti mi sembrava strano che dopo una situazione di quasi morte questa donna si alzasse e ricominciasse a camminare come se niente fosse…
      l’ho letta la tua recensione, molto interessante!
      alberto

  2. Non ho ancora avuto modo di vederlo, ma ovviamente, nonostante ne abbia letto maluccio un po’ ovunque, lo farò al più presto. Con Eastwood e Allen proprio non ce la faccio a resistere.

    1. anch’io ci sono dei registi di cui vedo tutto a prescindere: allen e eastwood, certo, poi scorsese e pochi altri. in ogni caso questo film non è poi così brutto, è solo inferiore alla media qualitativa (incredibilmente elevata) del vecchio clint.
      alberto

  3. Non sono d’ accordo circa la valutazione sull’ incompiutezza. E’ proprio l’ apparente assenza di una “conlusione” sull’ argomento che permette al film di non scadere nel banale. Il vecchio Clint ci mostra come, per quanto sia una nostra fortissima pulsione, non possiamo comprendere appieno cosa c’ è dopo (lo stesso George, nonostante il suo “dono”, dice a Marcus di non sapere dov’ è suo fratello).
    Possiamo solo affrontare l’ argomento evitando stereotipi e semplificazioni (impersonati dai medium cialtroni), rifuggendo la tentazione di negarne l’ importanza (l’ atteggiamento dell’ uomo di Marie) e rassegnandoci a considerare il mistero della morte come parte integrante della vita stessa (come imparerà a fare Marcus). Questo è ciò che imparano i tre personaggi nel loro percorso e in ciò consiste la “conclusione”.

    1. ciao enrico, grazie per l’interessante commento. sono d’accordo sul fatto che ogni discorso “conclusivo” su un tema così spinoso corra il rischio di risultare ridicolo, e apprezzo il fatto che eastwood abbia evitato, come dici tu, stereotipi e semplificazioni. ma ciò che non mi piace è il fatto che, alla fine della fiera, l’argomento aldilà venga appena accennato, sfiorato. per quello che dicevo che “hereafter” mi sembra un eterno inizio. ovviamente non cerco risposte in un film (tantomeno in un film con matt damon!), ma penso che il tema avrebbe potuto essere sfruttato meglio. un esempio: il libro della giornalista. perché non ci viene riferito il contenuto, se non per sommi capi? magari era più interessante sapere cos’ha scritto sulla sua esperienza e sulle sue ricerche sull’argomento piuttosto che farci vedere le solite figurine sfocate che dovrebbero rappresentare l’aldilà.
      ciao,
      alberto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...