the green hornet

THE GREEN HORNET (Usa 2011)

locandina the green hornet

Mi piacerebbe poter dire che Michel Gondry, francese di Versailles, regista-artigiano geniale e innovativo, si è venduto alle lusinghe di Hollywood. Ma la verità è che, come molti altri suoi connazionali, l’ha già fatto tempo addietro, con risultati che vanno dal buono (Human nature, Be kind rewind) all’eccellente (Eternal sunshine of the spotless mind, l’ho già detto mille volte, è il mio film del decennio). Ma qui la faccenda è completamente diversa, trattandosi di un film di supereroi dal budget milionario e dalle ambizioni artistiche decisamente più modeste. Ma al contrario i risultati sono tutt’altro che deludenti.

Sorta di Iron Man più frivolo, di Batman più scanzonato e di Spider-Man più sfigato*, The green hornet narra le vicende di un supereroe senza superpoteri (Green Hornet, appunto, “calabrone verde”**), dotato però di un sacco di quattrini e di Kato, assistente-meccanico-migliore amico-esperto di arti marziali. Dall’altra parte ovviamente i cattivi, in questo caso la mafia russa di Los Angeles, padrona del mercato della droga.

Niente di particolarmente originale, insomma. Anzi, a parte il fatto che da qualche anno a questa parte i supereroi senza poteri sono decisamente più numerosi di quelli superdotati (colpa della nostra società che non sa più sognare, della televisione, di Berlusconi e bla bla bla), in The green hornet prolificano indisturbati i luoghi comuni del genere: il conflitto del protagonista con il padre; la scena in cui vengono costruite e presentate le superapparecchiature supertecnologiche che aiuteranno l’eroe a combattere i cattivi; l’arrivo di una biondazza decorativa (in questo caso Cameron Diaz) che però aiuta il protagonista in extremis; la presenza dell’aiutante-spalla che bada alle cose concrete mentre l’eroe è perso nei suoi voli pindarici di, appunto, eroismo e virtù; il ruolo fondamentale giocato dalla carta stampata; il rappresentante della legge che in realtà è il più corrotto di tutti; lo scontro finale a calci&pugni&esplosioni eccetera eccetera eccetera.
Due però i punti di forza e di originalità di questo film: 1) la verve comica. The green hornet è innanzitutto una commedia piuttosto divertente, che nonostante una sceneggiatura un po’ piatta, un intreccio per nulla originale e coinvolgente e tre attori protagonisti mediocri (Seth Rogen, Jay Chou e la Diaz, mentre il cattivo è interpretato da Christoph Waltz, quello di Inglourious basterds) riesce a far ridere o sorridere per il 90% della sua durata; 2) la regia del sempre geniale Gondry, che risolve con la sua inesauribile inventiva e la sua incredibile perizia tecnica scene che altrimenti sarebbero risultate mediocri. E poi, voglio dire, a chi mai sarebbe venuto in mente di mettere un giradischi tra gli accessori di un’automobile da supereroe?

Bella, a proposito di musica, la colonna sonora, che include pezzi di Rolling Stones, White Stripes, Johnny Cash e Sam Cooke. Tutto molto grazioso, insomma. Futile e grazioso. Ora, Michel, puoi tornare a fare Gondry?

Alberto Gallo

*Noto ora per la prima volta i diversi modi di scrivere i nomi dei supereroi: con trattino, senza trattino, tutto attaccato o staccato. Curioso.
**Pessimo l’espediente usato nel doppiaggio italiano per passare da Calabrone Verde detto nella nostra lingua al nome originale. “Ehi, Calabrone Verde mi piace – esclama il protagonista – ma diciamolo in inglese che è più fico!”. No comment. Sono sempre più convinto che il doppiaggio, esclusi casi rari, andrebbe abolito. Come già accade da tempo in Paesi più evoluti del nostro.

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